La corretta illuminazione del veicolo non è un fattore di cortesia stradale, ma un preciso obbligo normativo presidiato da sanzioni severe. Il Codice della Strada punisce la lampadina bruciata o il proiettore fuori uso non come una semplice dimenticanza, bensì come una violazione dell'articolo 79 relativo all'efficienza dei veicoli a motore.
Chiunque circoli con un faro fulminato o con danni strutturali (come la plastica spaccata da un urto) va incontro a una sanzione amministrativa pecuniaria che oscilla tra gli 87 e i 344 euro, oltre al rischio concreto di essere obbligati a una revisione straordinaria presso la Motorizzazione Civile.
Le complicazioni maggiori possono insorgere qualora il controllo avvenga nelle ore notturne o in condizioni di visibilità marcatamente ridotta, come in caso di nebbia fitta o forti temporali. In queste circostanze, se l'uso dei fari è obbligatorio ma impossibile a causa del guasto, si applica anche l'articolo 153 (uso dei dispositivi di segnalazione visiva). Questo non solo comporta un'ulteriore multa da 42 a 173 euro e la decurtazione di 1 punto dalla patente, ma autorizza le forze dell’ordine a imporre il divieto di prosecuzione della marcia, costringendo il conducente a fermare il veicolo fino alla riparazione del guasto.
Dal punto di vista puramente sanzionatorio la legge non fa distinzioni tra la parte anteriore e quella posteriore del mezzo, ma le implicazioni sulla sicurezza stradale cambiano notevolmente a seconda della lampadina fuori uso. Un proiettore anteriore spento compromette sensibilmente la capacità del guidatore di vedere ostacoli sulla carreggiata e, fattore ancora più grave, altera la percezione che gli altri utenti hanno del veicolo.
Di notte, una vettura con un solo anabbagliante acceso viene facilmente scambiata per un motociclo, inducendo chi procede in senso opposto a calcolare in modo errato gli spazi per un eventuale sorpasso. Quando il guasto interessa invece la zona posteriore, viene meno la funzione vitale di segnalazione.
Una luce di posizione spenta rende l’auto invisibile nei tratti stradali privi di illuminazione pubblica, mentre il mancato funzionamento degli indicatori di stop impedisce a chi segue di percepire tempestivamente il rallentamento del mezzo, aumentando in modo esponenziale la probabilità di innescare un tamponamento a catena.
I problemi legati a un impianto di illuminazione difettoso si estendono ben oltre i normali controlli su strada effettuati dalle forze dell’ordine. Durante la revisione periodica, una lampadina bruciata o un faro rotto determinano l’esito negativo del controllo con la dicitura "Ripetere". Il proprietario ha l'obbligo di ripristinare l'efficienza del mezzo entro 30 giorni: se la nuova verifica viene effettuata entro questo limite presso lo stesso centro, si pagherà solo una quota minima per il controllo del faro senza dover sborsare nuovamente l'intera tariffa della revisione.
Lo scenario più insidioso riguarda tuttavia la copertura assicurativa in caso di sinistro. Se le perizie dimostrano che l’incidente, specie se avvenuto dal tramonto all’alba, è stato causato o agevolato dal mancato funzionamento dei fari (configurando una carente manutenzione del veicolo), la compagnia assicurativa è tenuta a risarcire i terzi danneggiati, ma può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti del proprio assicurato, richiedendo la restituzione parziale o totale delle somme sborsate, a meno che non sia stata espressamente sottoscritta la clausola di rinuncia alla rivalsa.









