Con la diffusione delle auto elettriche è aumentato anche il numero delle colonnine pubbliche disponibili sulle nostre strade. Se da un lato trovare un punto di ricarica è oggi più semplice rispetto a qualche anno fa, dall’altro resta un problema piuttosto diffuso: gli stalli occupati impropriamente. Può capitare che un’auto con motore termico venga lasciata davanti a una colonnina oppure che una vettura elettrica rimanga parcheggiata molto tempo dopo aver completato la ricarica, impedendo ad altri utenti di utilizzare il servizio.
La normativa italiana è però piuttosto chiara. L’articolo 158 del Codice della Strada stabilisce infatti che gli spazi riservati alle infrastrutture di ricarica possono essere utilizzati esclusivamente dai veicoli elettrici che stanno effettuando la ricarica. Il principio è semplice: la colonnina non è un posto auto privilegiato, ma un’infrastruttura di servizio che deve essere resa disponibile al maggior numero possibile di automobilisti.

Le regole attualmente in vigore sono state completate dal Decreto Semplificazioni del 2020, che ha precisato le modalità di utilizzo degli stalli dedicati. La legge prevede che, una volta terminata la ricarica, le auto elettriche e le ibride plug-in possano rimanere parcheggiate gratuitamente per un massimo di un’ora: trascorso questo periodo, il veicolo deve essere spostato.
Esiste però un’importante eccezione: il limite temporale non si applica nelle ore notturne, dalle 23 alle 7 del mattino. Una deroga pensata per evitare che gli automobilisti siano costretti ad alzarsi nel cuore della notte per liberare lo stallo dopo aver completato la ricarica. È bene ricordare che la permanenza di un veicolo nello spazio dedicato è consentita soltanto se legata all’utilizzo della colonnina. Ciò significa che non è possibile lasciare l’auto parcheggiata nei pressi di una colonnina confidando nel fatto che si tratti di una vettura elettrica.
Le sanzioni previste dal Codice della Strada riguardano tutti i veicoli che occupano impropriamente gli stalli dedicati alla ricarica. Per i ciclomotori e i motocicli a due ruote la multa va da 41 a 168 euro, mentre per le autovetture e gli altri veicoli l’importo è compreso tra 87 e 345 euro. Inoltre, la violazione può essere contestata per ciascun giorno nel quale il veicolo continua a occupare abusivamente lo spazio riservato.
Le multe non riguardano soltanto le auto con motore a benzina o diesel che impediscono l’accesso alla colonnina: infatti possono essere sanzionati anche i proprietari di veicoli elettrici che, una volta conclusa la ricarica, non rispettano il tempo massimo consentito dalla legge. In altre parole, possedere un’auto a batteria non attribuisce alcun diritto speciale sullo stallo: ciò che conta è che il veicolo stia effettivamente ricaricando.

Un modello diverso è quello che sta prendendo piede a Milano con il progetto City Plug, sviluppato con A2A per favorire la ricarica di quartiere delle auto elettriche. A differenza delle tradizionali colonnine, queste infrastrutture sono pensate soprattutto per le soste di lunga durata (con colonnine a bassa potenza, fino a 7 kW). La particolarità del progetto è che non prevede stalli dedicati esclusivamente alla ricarica (vedi foto qui sopra): gli automobilisti possono quindi utilizzare i normali parcheggi pubblici, evitando che il posto resti inutilizzato quando nessuno ha necessità di ricaricare l’auto.
L'obiettivo del Comune meneghino è diffondere migliaia di punti di ricarica a bassa potenza sul territorio cittadino, offrendo un’alternativa a chi non dispone di un garage o di una wallbox domestica. In questo caso, quindi, non si applicano le regole previste per gli stalli riservati alle colonnine tradizionali, proprio perché il parcheggio mantiene la sua funzione pubblica e non è destinato esclusivamente ai veicoli in ricarica. L’iniziativa di Milano è stata sperimentata prima a Brescia, dove alcune prese per la ricarica lenta sono state integrate direttamente nei lampioni dell’illuminazione pubblica, e in seguito a Monza. Altre installazioni simili sono in programma anche a Roma e Forlì.









