La particolarità che caratterizza la BYD Dolphin G DM-i è nascosta sotto la sua carrozzeria, caratterizzata da linee morbide: è infatti la prima utilitaria ibrida plug-in venduta in Europa. Il suo 1.5 a benzina è abbinato a un motore elettrico alimentato da una batteria di 7,4 o 18,3 kWh: con la “pila” più capiente l’autonomia a zero emissioni dichiarata supera i 100 km. Con la batteria carica, la BYD Dolphin G DM-i si comporta praticamente come un’elettrica. A muovere l’auto è quasi sempre il propulsore a elettroni, mentre il “millecinque” interviene in caso di forti accelerazioni e lavora da solo a velocità autostradali: in tutti gli altri casi il quattro cilindri attiva il generatore per ricaricare la batteria.
Scattante, molto confortevole e ben insonorizzata, ha sospensioni non troppo morbide, che favoriscono l’agilità. Lo sterzo invece non è particolarmente preciso né comunicativo. La risposta dei freni è omogenea, ma bisogna abituarsi a una corsa del pedale piuttosto lunga.
L’abitacolo della BYD Dolphin G DM-i è curato e molto spazioso: dietro si sta comodi persino in tre, grazie al pavimento piatto, e ci sono le bocchette dedicate. Le plastiche sono per la maggior parte rigide, ma sono ben assemblate. Praticamente assenti i comandi fisici: si gestisce tutto dallo schermo centrale e sfogliare i vari menù può far distrarre. Il freno a mano si attiva con un tasto all’estremità della levetta per scegliere il senso di marcia, sulla destra del piantone dello sterzo: difficile da tovare per chi non consce l'auto, soprattutto nelle emergenze. Il baule è capiente, ma la soglia è un po’ troppo alta sia rispetto al suolo sia al pavimento del vano.
































































































































