Rolls-Royce e Bentley. Basta pronunciare questi due grandi nomi dell’automobilismo per immaginare berline di gran lusso con cofani lunghissimi e mastodontiche mascherine cromate sormontate da statuette scintillanti che sono autentici pezzi di gioielleria. Per molti, questi due marchi sono sempre stati sinonimi, e in un certo senso lo sono. Ma le loro storie, benché intrecciate a doppio filo sin dalla prima metà del Novecento, hanno origini molto diverse.
E non tutti sanno che, nei loro destini, in tempi non così lontani hanno avuto un ruolo determinante altre due grandi protagoniste del mondo dell’auto. Stiamo parlando della Volkswagen e della BMW che, alla fine degli anni ’90, si contesero la proprietà dei due prestigiosi marchi britannici in tribunale.

Ma partiamo dall’inizio. La Rolls-Royce nasce nel 1906 e in breve tempo diventa famosa per le sue auto da sogno, anche se a cavallo tra gli anni ’10 e ’60 del Novecento realizza pure motori aeronautici. L’avventura della Bentley, invece, comincia nel 1919, ma le prime vetture di lusso arrivano solo dopo una fortunata stagione di successi nelle competizioni sportive (nel suo palmarès, è bene ricordarlo, figurano ben sei vittorie nella 24 Ore di Le Mans).
La Bentley degli anni ’20 ruggisce in pista, ma non ha le spalle abbastanza grosse per superare le difficoltà finanziarie legate alla crisi del 1929; nel 1931 viene assorbita dalla Rolls-Royce, che ne fa una sua filiale. Passano quarant’anni e, dopo aver bruciato una montagna di denaro per lo sviluppo di un innovativo motore a reazione, a rischiare la bancarotta è la Rolls-Royce. La salva il governo inglese, che ne assume il controllo e la separa in due divisioni, una dedicata alle automobili e una ai motori aeronautici.

A cavallo tra gli anni ’80 e i 2000 della gestione della Rolls-Royce e della Bentley si occupa la Vickers, colosso industriale britannico che aveva realizzato la sua prima fonderia nel 1828 e nel secolo successivo aveva fatto fortuna costruendo aerei, armi e navi da guerra. All’inizio degli anni ’90 entra in scena la BMW, che prova ad acquistare alcune quote della Rolls-Royce e della Bentley ma incassa il rifiuto della Vickers; a fine decennio, però, le due aziende trovano un punto d’incontro e dalla Germania cominciano ad arrivare motori molto più moderni di quelli prodotti nelle fabbriche inglesi, che di fatto sfornavano ancora, seppur evoluti, i celebri V8 da 6 litri e tre quarti degli anni ’50.
Nel giugno 1998, il colpo di scena: la Volkswagen mette sul piatto 430 milioni di sterline (90 milioni in più di quelli che aveva offerto la BMW) e convince la Vickers a cedergli il pacchetto completo: Rolls-Royce e Bentley. La BMW è furiosa, la Volkswagen gongola. Ma c’è un problema grosso come una casa: i diritti per l’utilizzo del nome e del marchio Rolls-Royce appartengono alla casa di Monaco, che nell’ambito di una joint venture con la Vickers se li era assicurati per 40 milioni di sterline.

Siamo di fronte a un grottesco paradosso: la Volkswagen ha rilevato le fabbriche, i progetti e le automobili della Rolls-Royce, ma non può produrle perché non ha diritto a utilizzarne né il nome né il marchio. La BMW, che per tutelarsi nel marzo del 1998 aveva creato la società Rolls-Royce Motor Cars Limited, legalmente potrebbe costruire le Rolls-Royce, ma non possiede i beni strumentali per farlo.
Scoppia una battaglia legale molto accesa ma, per fortuna di entrambe le parti in causa, anche molto breve. Dopo un paio di mesi di tira e molla, arriva l’accordo: per cinque anni la Volkswagen avrebbe avuto il permesso di costruire le Rolls-Royce usando motori della BMW; dal 1º gennaio 2003, i due colossi tedeschi si sarebbero spartiti equamente il bottino: la Bentley alla Volkswagen, la Rolls-Royce alla BMW.
Il patto, sulla carta, accontenta più la Volkswagen che la BMW, costretta a ripartire da zero con la produzione, dal momento che l’accordo non prevedeva la cessione di alcun bene materiale legato alla Rolls-Royce. Ma la BMW, consapevole di partire svantaggiata, in quei cinque anni non era rimasta a guardare, e nel 2003, quando la sua strada si separa definitivamente da quella della Volkswagen, si fa trovare pronta con la Phantom (nella foto qui sotto). Con quella berlina, un’auto avanti anni luce rispetto alle Rolls-Royce costruite solo fino a qualche anno prima, per la casa inglese si apre una nuova stagione di successi.

Per dare qualche numero, nel 2024 la produzione della Rolls-Royce è aumentata di oltre 7 volte rispetto al 2005, passando da 796 a quasi 6.000 vetture. Lo stesso è accaduto alla Bentley, che nello stesso arco di tempo, grazie alla cura Volkswagen, è passata da 792 a 10.600 auto. A questo punto, vien da chiedersi: chissà come sarebbe andata se il braccio di ferro tra Monaco e Wolfsburg avesse avuto un esito diverso…