Ci sono automobili che nascono dall'incontro di due mondi e riescono a sintetizzarne il meglio. E ce ne sono altre nelle quali quella stessa combinazione produce qualcosa di molto più difficile da definire. La Chrysler TC by Maserati appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Oggi è conosciuta dagli appassionati anche come “Chryslerati”, un soprannome che riassume perfettamente la sua identità sospesa tra Stati Uniti e Italia. Sul cofano c'era il logo Chrysler, ma dentro il pentagono compariva il Tridente Maserati. La carrozzeria veniva realizzata e assemblata in Italia, mentre gran parte della meccanica arrivava dagli Stati Uniti.
L'idea, sulla carta, era interessante: dare a Chrysler una cabriolet esclusiva capace di migliorare l'immagine del marchio e, allo stesso tempo, sfruttare il prestigio di Maserati. Il risultato, però, fu molto diverso dalle aspettative.

Per capire come nacque la Chrysler TC bisogna partire da Lee Iacocca e Alejandro De Tomaso. I due si erano conosciuti quando Iacocca lavorava alla Ford e De Tomaso era impegnato nello sviluppo e nella commercializzazione della Pantera. Quando Iacocca passò alla guida di Chrysler, negli anni 80, i rapporti tra i due continuarono.
De Tomaso, nel frattempo, aveva acquisito il controllo della Maserati e cercava di rilanciare la Casa modenese. Iacocca, invece, era alla ricerca di prodotti capaci di cambiare la percezione della Chrysler, un marchio che negli Stati Uniti aveva un'immagine molto più legata alle auto di grande produzione che alle vetture di lusso.
Nel 1984 arrivò così un accordo: la Chrysler entrò nel capitale della Maserati e le due aziende iniziarono a lavorare a una vettura destinata al mercato americano. L'obiettivo era realizzare una sportiva scoperta che facesse da vetrina per entrambe le aziende.
Iacocca aveva grandi aspettative. La nuova automobile avrebbe dovuto essere una sorta di ambasciatrice del nuovo corso Chrysler, sfruttando il fascino del made in Italy e il prestigio del Tridente.
Il progetto iniziale era conosciuto internamente come Q-Coupe. Doveva arrivare sul mercato prima della Chrysler LeBaron Cabrio, così da creare una sorta di effetto alone: la nuova Chrysler di lusso avrebbe dovuto definire l'immagine della futura gamma scoperta del marchio.
Ma i tempi si allungarono. Lo sviluppo fu complicato da ritardi e divergenze tra i tecnici delle due aziende. Quella che avrebbe dovuto essere una novità anticipatrice finì per arrivare sul mercato quando la LeBaron era già conosciuta.
Il prototipo definitivo venne presentato al Salone di Los Angeles del 1986.
Per vedere però la vettura nelle concessionarie bisognò aspettare la fine del decennio. Il nome scelto fu TC by Maserati. TC stava per “Turbo Convertible”, anche se nel corso degli anni la sigla è stata interpretata anche in altri modi. Il messaggio era evidente: non era una Chrysler qualsiasi, ma una Chrysler realizzata insieme a Maserati.

Ed è qui che la storia diventa particolarmente interessante per noi italiani. La TC veniva infatti costruita presso gli stabilimenti Innocenti di Milano, nel quartiere di Lambrate, allora nell'orbita di De Tomaso. La produzione era in parte artigianale e la vettura richiedeva numerose lavorazioni specifiche rispetto alle normali Chrysler.
Ma sotto la carrozzeria la situazione era molto meno esotica. La piattaforma derivava da quella della Dodge Daytona, a sua volta strettamente imparentata con la famiglia di pianali Chrysler K. La TC era quindi una vettura a motore anteriore e trazione anteriore.
Anche molti componenti meccanici provenivano direttamente dalla produzione Chrysler. Il risultato era curioso: una vettura costruita in Italia, con il marchio Maserati ben visibile, ma con una base tecnica profondamente americana.
Al debutto la TC utilizzava un quattro cilindri Chrysler 2.2 turbo da circa 160 CV, abbinato a un cambio automatico a tre rapporti. Non era una combinazione particolarmente sofisticata per una vettura che voleva confrontarsi con le cabriolet premium europee.
Il problema non era soltanto la potenza, ma anche il modo in cui questa veniva erogata e la scelta della trasmissione. La Chrysler aveva però una carta molto più interessante da giocare.
Era infatti disponibile una versione del 2.2 turbo con testata a 16 valvole, capace di raggiungere circa 200 CV e abbinata a un cambio manuale Getrag a cinque rapporti. Solo circa 500 TC furono equipaggiate con questa combinazione.

È proprio questa versione a rendere la Chryslerati particolarmente interessante. Il quattro cilindri da 200 CV viene spesso indicato come “Maserati engine”, perché il propulsore veniva assemblato dalla Casa modenese e sul coperchio delle valvole compariva il nome Maserati.
In realtà era un motore dalla genealogia decisamente internazionale. La testata a 16 valvole veniva realizzata in Inghilterra da Cosworth e completata in Italia da Maserati. I pistoni erano prodotti dalla tedesca Mahle, gli alberi a camme erano progettati da Crane Cams negli Stati Uniti e prodotti da Maserati a Modena, mentre il turbo era fornito dalla giapponese IHI.
Anche il basamento e alcuni organi interni erano stati modificati rispetto al 2.2 standard. E soprattutto c'era il cambio: un Getrag manuale a cinque marce, soluzione decisamente più adatta a dare alla TC un carattere sportivo rispetto all'automatico a tre rapporti delle prime vetture.
Con 200 CV, la Chryslerati poteva quindi finalmente contare su una meccanica all'altezza, almeno sulla carta, dell'immagine che il Tridente sul cofano avrebbe dovuto suggerire.
Il problema della TC non era soltanto tecnico. La vettura doveva confrontarsi con modelli molto più affermati e, soprattutto, doveva convincere il cliente americano che una Chrysler potesse giustificare un prezzo da automobile di lusso.
La TC costava oltre 30.000 dollari, una cifra considerevole per l'epoca. La Cadillac Allanté, altro esempio di automobile americana con forti legami con l'Italia, giocava invece su un'immagine più chiaramente premium, mentre altri concorrenti offrivano marchi già consolidati nel segmento.
La situazione era resa ancora più complicata dalla somiglianza con modelli Chrysler meno costosi. Per il cliente non era facile capire perché avrebbe dovuto spendere molto di più per una TC quando alcune sue componenti e proporzioni ricordavano quelle di una LeBaron.
Il Tridente, insomma, non riusciva a cancellare completamente la parentela con il resto della produzione Chrysler.

Per il 1990 Chrysler cambiò strada. Il quattro cilindri turbo della versione standard venne sostituito da un 3.0 V6 Mitsubishi aspirato, capace di circa 141 CV, abbinato a un cambio automatico a quattro rapporti. Il nuovo motore era più fluido, ma aveva meno potenza del 2.2 turbo. La versione da 200 CV con cambio manuale rimase comunque disponibile come alternativa.
Era una scelta che rendeva ancora più evidente il problema di fondo. La TC avrebbe dovuto essere la Chrysler sportiva e prestigiosa, ma la versione più diffusa finiva per privilegiare la regolarità di funzionamento rispetto alle prestazioni.
E nel frattempo il mercato non stava premiando la vettura.
Le aspettative iniziali erano decisamente più alte dei risultati ottenuti. La TC avrebbe dovuto essere un modello di immagine e contribuire a portare Chrysler verso una clientela più facoltosa. Ma la lunga gestazione aveva fatto perdere parte dell'effetto novità e, quando arrivò realmente sul mercato, la vettura appariva troppo simile alle altre Chrysler.
Anche il rapporto tra i due marchi non era semplice. Maserati forniva prestigio e competenze, ma la TC non poteva essere considerata una Maserati nel senso tradizionale del termine. Era, piuttosto, una Chrysler costruita con la collaborazione di Maserati. Una distinzione sottile sulla carta, ma fondamentale quando si chiedeva al cliente di pagare un prezzo da automobile di lusso.

I numeri raccontano meglio di qualsiasi giudizio la difficoltà del progetto. La produzione complessiva si fermò a circa 7.300 esemplari, costruiti tra il 1989 e il 1990, con alcune vetture immatricolate come model year 1991. Le cifre sono lontanissime dalle ambizioni iniziali del progetto.
La TC rimase così una presenza marginale nel mercato americano. Eppure, proprio la sua scarsa diffusione ha contribuito a trasformarla nel tempo in una vettura ricercata dagli appassionati di modelli insoliti.
A distanza di oltre trent'anni, la TC by Maserati è soprattutto una fotografia di un'epoca. Negli anni 80 sembrava possibile prendere il meglio di due mondi automobilistici molto diversi: la capacità industriale americana e il prestigio della scuola italiana. Il risultato non fu la nuova grande Maserati americana né la Chrysler capace di conquistare il mercato del lusso.













