Quarant’anni fa l’Alfa Romeo passò alla Fiat (e non fu più la stessa) 

Storie di auto
Pubblicato 31 luglio 2026

Di tempo ne è passato parecchio, ma la privatizzazione dell’Alfa Romeo resta una ferita aperta per molti appassionati. Ecco perché.

alfa romeo fiat

UNA DATA STORICA

Sono trascorsi quarant’anni, ma quella ferita, nel cuore di tanti appassionati dell’Alfa Romeo, non si è ancora del tutto rimarginata. Forse non si rimarginerà mai. Di certo, brucia ancora. È una ferita che ha il sapore amaro della delusione per un’occasione sprecata, della nostalgia per tutto quello che è stato prima e dello sconforto per quel che è accaduto dopo.

Stiamo parlando del fatidico (o famigerato: dipende dai punti di vista…) passaggio della casa milanese dall’orbita delle partecipazioni statali in cui ha gravitato sin dal 1933 a quella del gruppo Fiat, che la rilevò nel 1986 facendosi (in parte) carico dei debiti che il Biscione aveva accumulato negli anni precedenti. 

alfa romeo giulia 1962 1

Nella foto qui sopra la Giulia, nata nel1962.

FU LA SCELTA GIUSTA?

Con la vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat, l’Iri (l’Istituto per la ricostruzione industriale creato da Benito Mussolini per salvare le banche e le industrie dopo la crisi del 1929 e in seguito divenuto un caposaldo della politica industriale italiana) si liberò di una zavorra che pesava per centinaia di miliardi delle vecchie lire sulle casse dello Stato.

Ma consegnare un “gioiello” come l’Alfa Romeo nelle mani di Gianni Agnelli fu la scelta giusta? È una domanda che da quarant’anni a questa parte ritorna spesso tra gli appassionati e gli addetti ai lavori. C’è chi dice che, tutto sommato, il fatto che l’Alfa sia rimasta un’azienda italiana sia un bene, e chi invece sostiene che sarebbe stato decisamente meglio venderla alla Ford. 

alfa romeo alfetta 2022 06 09

Nella foto qui sopra l'Alfetta, nata del 1972.

LA FIAT SI INSERÌ IN CORSA…

La casa americana, all’alba della stagione delle grandi privatizzazioni con cui l’Iri puntava a disfarsi delle partecipazioni statali coi conti in rosso, fu l’unica seria pretendente per rilevare l’Alfa Romeo. E a dirla tutta la Fiat, che riversava sulle strade italiane (e non solo) milioni di utilitarie a basso costo, di quella fabbrica famosa in tutto il mondo per le sue sportive belle e veloci non avrebbe saputo che farsene.

Fu l’ipotesi che un concorrente del calibro della Ford potesse mettere un piede in Italia e spezzare così il suo monopolio automobilistico, a cambiare le carte in tavola e le sorti di una trattativa che in un modo o nell’altro avrebbe lasciato un segno indelebile nell’industria italiana e nella storia dell’auto. 

alfa romeo alfasud 14

Nella foto qui sopra l'Alfasud, nata del 1972.

… E ALLA FINE EBBE LA MEGLIO

In un certo senso, la casa torinese si vide costretta a entrare a gamba tesa nella trattativa tra Romano Prodi, all’epoca alla guida dell’Iri, e Donald Petersen, l’allora presidente della Ford Motor Company. L’offerta degli americani della Ford non fu mai resa pubblica nei particolari, ma secondo fonti autorevoli nel complesso era più vantaggiosa di quella della Fiat. Con quello che sarebbe stato il più grosso investimento mai compiuto da una società statunitense in Italia, infatti, la Ford prometteva di rilanciare l’Alfa a suon di miliardi e nuovi modelli.

Le buone intenzioni e la credibilità dell’operazione erano sotto gli occhi di tutti, ma alla fine, sulla spinta quasi unanime della politica e dei sindacati italiani, Prodi optò per la soluzione casalinga, cedendo l’Alfa alla Fiat per 1.050 miliardi di lire da pagarsi in cinque comode rate a decorrere dal 1993. Petersen, che credeva di avere l’Alfa già in tasca, lasciò Roma e tornò a Detroit con le pive nel sacco; Agnelli, dal canto suo, si fregò le mani: aveva annesso al suo impero uno dei fiori all’occhiello dell’industria automobilistica italiana a condizioni così vantaggiose che alcuni parlarono senza mezzi termini di un “regalo”.

alfa romeo 164 14

Nella foto qui sopra la 164, nata del 1987.

UN CASO ESEMPLARE DI MALAGESTIONE

La cessione dell’Alfa alla Fiat prevedeva che quest’ultima si accollasse i circa 700 miliardi di debiti che gravavano sulla casa milanese. Ma da un’indagine avviata dalla Comunità economica europea nel 1987 due anni dopo emerse che i debiti ammontavano a oltre 2.000 miliardi e che il colosso di Torino non restituì mai il dovuto allo Stato.

La Finmeccanica, il gruppo dell’Iri che controllava l’Alfa Romeo, scontò alla Fiat le passività del biennio 1985-86 per 615 miliardi di lire complessivi. Una quantità esorbitante di soldi pubblici che si sommava ai fiumi di denaro profusi per anni e anni senza che fossero mai stati condizionati a un piano di ristrutturazione concreto, nemmeno quando in Europa si assisteva con una certa apprensione a un eccesso di capacità produttiva e tante altre fabbriche chiudevano i battenti. 

alfa romeo 155 1995

Nella foto qui sopra la 155, nata del 1992.

UN’ALFA “RIDIMENSIONATA”

Sul piano industriale, con l’ingresso nel gruppo Fiat l’Alfa Romeo ha cominciato a usufruire delle economie di scala del suo nuovo proprietario. Questo si è tradotto in una razionalizzazione della produzione (proprio quella tanto temuta dagli stessi sindacalisti e politici che nel 1986 guardavano con ostilità e sospetto la Ford…), ma anche in un radicale “ridimensionamento” delle caratteristiche tipiche delle vetture della casa milanese.

Col passare degli anni, i fiori all’occhiello della fabbrica di Arese, dallo schema transaxle dell’Alfa 75 ai grintosi quattro cilindri bialbero, sarebbero via via finiti in soffitta per far posto a meccaniche ben più tradizionali, peraltro condivise con vetture che tutto erano fuorché sportive (un esempio su tutti, l’Alfa 155 dei primi anni ’90, imparentata con le cugine Fiat Tipo e Tempra).

Va detto che non fu sempre la regola e il pubblico ricorda alcune piacevoli eccezioni, come le Alfa 164 (la prima grande berlina a trazione anteriore del marchio, un’elegante quattro porte nata in epoca Fiat ma progettata quando l’Alfa era ancora un’azienda pubblica) e, in tempi più recenti, le accattivanti compatte 147 e 156, dotate di sospensioni e motori raffinati (anche V6).

alfa romeo 156 varie 10

Nella foto qui sopra la 156, nata del 1997.

IL FUTURO È INCERTO

Purtroppo, però, la storia attesta che quelle sopracitate sono catalogabili appunto come eccezioni. Basti pensare che per lanciare sul mercato una nuova berlina dell’Alfa Romeo con la trazione posteriore, la Giulia, il gruppo Fiat (nel frattempo divenuto FCA e nel 2021 Stellantis) ha lasciato passare oltre vent’anni (per la precisione 23) dal pensionamento dell’Alfa 75, che proprio per questo è ricordata con enorme affetto dagli alfisti più appassionati. Tirate le somme, che bilancio si può fare, quarant’anni dopo?

Quello di un’azienda con una storia che tutto il mondo ci invidia, ma che francamente non dà l’impressione di avere le idee molto chiare sul proprio futuro. Le difficoltà del settore, certo, la obbligano a remare controcorrente, ma questo vale anche per la concorrenza. Le Alfa Romeo Giulia e la Stelvio, riferimento nelle rispettive categorie d’appartenenza sotto il profilo della guida, sono sulla breccia da oltre un decennio: il peso dell’età si fa sentire, e guardando a un orizzonte di un paio d’anni non è chiaro se e da quali vetture saranno sostituite. 

alfa romeo giulia 3

Nella foto qui sopra la Giulia, nata del 2016.

LE COSE CAMBIERANNO?

Di certo c’è che le Alfa di una volta, quelle fatte col cuore e senza badare troppo al portafoglio (va detto anche questo…), sono sparite con la 33 (erede della pur controversa ma mitica Alfasud) e la 75 (l’ultima rappresentante della dinastia di berline sportive nata con l’Alletta nel 1972). Dopo il 1986, senza troppi giri di parole e senza voler dare giustificazioni che arrivati a un certo punto obbligherebbero ad arrampicarsi sugli specchi, l’Alfa Romeo è diventata qualocos’altro.

E ha cominciato a fare sempre più rima con quelle sinergie industriali tanto care ai manager che hanno finito per tradursi in modelli come le crossover Tonale e Junior. Macchine che, in assoluto, non difettano di personalità, ma nelle quali è francamente arduo cogliere anche solo un barlume delle automobili che hanno reso l’Alfa un marchio leggendario. Questo, al di là di ogni opinione personale, è storicamente accertato. Un domani, chissà, forse le cose cambieranno. La speranza è che, come purtroppo troppo spesso accade in Italia, non lo facciano per restare sempre uguali.



Aggiungi un commento
Ritratto di giocchan
31 luglio 2026 - 19:42
Ford ha avuto vari marchi - e negli anni si è disfata di tutto: Aston Martin, Jaguar, Land Rover, Volvo - persino una partecipazione in Mazda. A oggi ha solo due marchi, Ford e Lincoln (il suo marchio di lusso). Col senno di poi non si può dire nulla, ma molto probabilmente oggi Alfa non sarebbe stata ancora di proprietà Ford.
Ritratto di Allami guccini
31 luglio 2026 - 20:18
Non é detto. Tranne Jaguar che ja deciso di suicidarsi cancellando tutta la gamma e fare forse roba di alto lusso elettrica. Il resto continua a a fare e resistere, qualcuno con difficoltà tipo Aston, ma la gestione Ford è stata molto migliore di quella Fiat con Alfa Lancia Maserati Autobianchi Innocenti.
Ritratto di Lapo NBA
31 luglio 2026 - 23:21
Non proprio...le Aston Martin di era ford avevano degli interni da pezzenti (in proporzione al prezzo) con componenti riciclati da Escort e Mondeo.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:26
4
Senza la X-Type Jaguar falliva e non è assolutamente una brutta auto anche come componentistica, condivideva solo alcune cose con la Mondeo, la versione diesel anteriore per fare numeri, non le integrali.
Ritratto di Hondista99
1 agosto 2026 - 02:55
Ford ha lavorato malissimo con i suoi marchi, la Jaguar si era messa a ricarrozzare le Mondeo.
Ritratto di marcoveneto
4 agosto 2026 - 16:27
+1
Ritratto di Fantomas72
3 agosto 2026 - 09:01
Jaguar ha deciso di suicidarsi...?? :))) Forse sarebbe meglio dire che la gente ha smesso di comprare le auto Jaguar per vari motivi... Forse i motori Ingenium hanno la fama di scarsa affidabilità...
Ritratto di Alexspc79
1 agosto 2026 - 12:03
14
In realtà volksvagen la voluta prendere
Ritratto di lceola
31 luglio 2026 - 20:06
Il Gruppo Fiat e la famiglia Agnelli ha condizionato da sempre le scelte industriali del nostro Paese, non sempre per il bene comune, di noi Italiani.
Ritratto di Allami guccini
31 luglio 2026 - 20:15
"C’è chi dice che, tutto sommato, il fatto che l’Alfa sia rimasta un’azienda italiana sia un bene" ma chi? Frase buttata a caso e palese fake news. Alfa romeo non é un'azienda italiana ma un mero marchio. Ha smesso di esserlo ad inzio anni 90. Qua si vive si prospettiva rosea e amarcord, ah quando era innovativa Alfetta, ah ma quando era bella la Duetto, ah ma quando andava forte la 75... intanto i costruttori neofiti quali Tesla e cinesi fanno, guadagnano, sopravvivono, innovano con ZERU e sottolineo ZERU storia sportiva. La GAC Trumpchi faceva 16 anni fa una versione ricarrozzata su licenza della Alfa 166, guarda dove sono adesso..... Mo tra poco sono loro do Fiat a ricarrozzare le Leapmotor e addirittura le Maserati con le Maeatros (o quella neomarca di lusso cinese come si chiama....). Hanno bruciato miliardi di lire per correre a vuoto in F1, hanno fatto flop commerciali come Alfa 6 e Arna (che non era una cattiva macchina). E ma prima ai stava peggio ma si stava meglio.
Ritratto di giocchan
31 luglio 2026 - 20:40
La GAC Trumpchi!! Non ne sapevo nulla! PS: per chi vuole buttare un'occhio www.alvolante.it/news/alfa_romeo_166_cina_crossover-429211044
Ritratto di giocchan
31 luglio 2026 - 20:44
In effetti è una roba surreale. Prima loro facevano in Cina, su licenza, auto europee, usando marchi cinesi. Ora, in nemmeno 20 anni, sta per avvenire l'esatto contrario: in Europa stiamo per fare auto cinesi con marchio europeo.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:29
4
Un grande del Motorsport: Ron Dennis diceva: la bacheca piena di titoli passati non ti garantisce nemmeno un punto in più nel campionato che sta per iniziare, quindi fai bene il tuo lavoro, bravo ora riprova a fare quello che hai appena fatto, puoi farlo meglio in meno tempo. Questa mentalità è andata persa in gran parte delle case europee. L'Alfa Giulia del 1962 era innovativa, certo, ma siamo nel 2026 non vivi di quello che hai fatto 64 anni fa.
Ritratto di Estimatore
31 luglio 2026 - 21:45
2 opzioni. Nel primo caso cerchi di creare in casa un software sofisticato per SDV spendendo molto tempo e denaro e, considerati gli esempi sotto gli occhi di tutti, dal risultato alquanto incerto. Nel secondo caso lo compri gia' bello e fatto e di eccellenti qualita' e affidabilita' dai cinesi di Huawei (o Leapmotor). Se vuoi sopravvivere....
Ritratto di preda
31 luglio 2026 - 20:43
Se la fiat non avesse rilevato l alfa, adesso si parlerebbe solo di ricordi: azienda di 30 mila persone di cui 20 mila erano parcheggiati dagli amici politici, persone assunte che prendevano lo stipendio ma non avevano né un ufficio né erano mai andati al lavoro perché erano stati assunti x scambi di favori. La fiat non era il top, ma anche il cane non nuove la coda x niente, ma con la concorrenza del giorno d'oggi, non sarebbe sopravvissuta un anno con un carrozzone del genere
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:30
4
Si parlerebbe di un altro marchio magari in mano agli indiani, cinesi, o tedeschi, ma sta sicuro che costruirebbe autovetture.
Ritratto di Junior Kajueiro
31 luglio 2026 - 23:14
La verità è che né Fiat né Peugeot hanno la forza o l'esperienza necessarie per gestire marchi di alto valore; è proprio per questo che Stellantis fatica a imporsi con qualsiasi marchio posizionato al di sopra di Jeep o Ram. Credo che l'approccio ideale sarebbe quello di creare una holding composta da quattro marchi: Lancia, DS, Alfa Romeo e Maserati. Questo implicherebbe l'apertura a capitali esterni per finanziare investimenti in piattaforme, tecnologie e motori esclusivi. Solo allora questi quattro marchi avrebbero una possibilità di successo! Alfa Romeo lancerà un nuovo SUV nel 2028... ma il solo pensiero di quel motore incredibile da 145 CV mi fa rabbrividire...
Ritratto di Hondista99
1 agosto 2026 - 03:04
Lancia e DS sono due marchi morti, contano solo per Italia e Francia, all'estero a malapena sanno cosa sono. Se fossimo in tempi normali l'holding ideale sarebbe con Dodge, e Maserati con Ferrari, ma con la razionalizzazione dei prodotti odierna è impossibile pensare a qualsiasi cosa che non sia basato sul 1.2 tre cilindri.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:31
4
Era l'idea, per me vincente di Montezemolo, ai tempi di Fiat, ormai è tardi, meglio vendere ai cinesi o agli indiani, che i soldi e la voglia di investire, a differenza di Stellantis la hanno
Ritratto di Merigo2005
2 agosto 2026 - 19:17
Ma fai domanda all'Ufficio Sviluppo di Mediobanca: di "sottutoio" come te, c'è fame. Creala tu la Holding se è "l'approccio ideale"! Non vi basta a voi blogger d'assalto di criticare tutto e tutti ma vi permettete anche di dare consigli come creare una Holding! FIAT non ha la forza e l'esperienza necessaria per gestire marchi di alto valore? Infatti Ferrari sotto FIAT ha sofferto così tanto da decretarne lo spin-off e farla diventare la gallina dalle uova di platino di EXOR! Fate furb!
Ritratto di Junior Kajueiro
31 luglio 2026 - 23:15
La verità è che né Fiat né Peugeot hanno la forza o l'esperienza necessarie per gestire marchi di alto valore; è proprio per questo che Stellantis fatica a imporsi con qualsiasi marchio posizionato al di sopra di Jeep o Ram. Credo che l'approccio ideale sarebbe quello di creare una holding composta da quattro marchi: Lancia, DS, Alfa Romeo e Maserati. Questo implicherebbe l'apertura a capitali esterni per finanziare investimenti in piattaforme, tecnologie e motori esclusivi. Solo allora questi quattro marchi avrebbero una possibilità di successo! Alfa Romeo lancerà un nuovo SUV nel 2028... ma il solo pensiero di quel motore incredibile da 145 CV mi fa rabbrividire...
Ritratto di Lapo NBA
31 luglio 2026 - 23:19
Vedendo come sono state trattate Volvo, Jaguar e Aston Martin da Ford...non avrei tutti questi rimpianti.
Ritratto di Hondista99
1 agosto 2026 - 02:57
Concordo, e considerando com'è messa Ford stessa penso che Alfa Romeo sarebbe stata venduta a indiani/cinesi già da molto tempo.
Ritratto di marcoveneto
4 agosto 2026 - 16:28
Infatti...secondo me si passava dalla padella alla brace.
Ritratto di Quello la
31 luglio 2026 - 23:38
"... da un’indagine avviata dalla Comunità economica europea nel 1987 ... emerse che i debiti ammontavano a oltre 2.000 miliardi e che il colosso di Torino non restituì mai il dovuto allo Stato..." Epperò è colpa dei pensionati, del superbonus, di Ciccio e di Baciccio. Le cose vere si sanno sempre dopo. In questo caso dopo 40 anni (anche se si potevano sapere dopo due anni - appunto - ma nessuno lo diceva, anche se molti lo pensavano e venivano trattati come complottisti...). Ecco il motivo per cui ancora oggi che l'editoria è in perdita i grossi gruppi si comprano ancora i giornali. Meglio se mi fermo qui.
Ritratto di BZ808
1 agosto 2026 - 01:40
40 anni tra pochi alti (155 nel DTM, 156, 147, 159, Brera) e tanti (troppi) bassi...
Ritratto di Hondista99
1 agosto 2026 - 02:58
L'inizio della fine per Alfa, ma almeno non montavano il 1.2 tre cilindri.
Ritratto di TheMatt1976
1 agosto 2026 - 10:28
L'Alfa 33 1.8 TD montava un tre cilindri sovralimentato a gasolio della VM. E il famoso boxer dell'Alfasud uscì col 1.2. L'attuale motorizzazione-prezzemolo è una perfetta sintesi della storia del Marchio, al solito in Alfa Romeo hanno precorso i tempi.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:34
4
Non diciamo stupidaggini, quello era un aborto di motore e ne avranno vendute 5000 se va bene, i motori una volta erano tutti piccoli ed avevano 4 cilindri boxer con una potenza del 20-30% superiore ai corrispettivi modelli delle altre case, che l'Alfa avesse precorso i tempi è verissimo fece una ibrida a batteria full nel 1988 che in quanto a prestazioni e consumi equivaleva ad un ibrido di III generazione Toyota, peccato che il progetto per i nuovi padroni Fiat costasse troppo e venne messo nei cassetti.
Ritratto di TheMatt1976
1 agosto 2026 - 15:25
Chi dice solitamente stupidaggini tra noi due non sono io e se non capisci una battuta non è un mio problema.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 20:31
4
Sai c'è chi si pensa che tutto il mondo vada contromano, tu sei uno di quelli..
Ritratto di TheMatt1976
1 agosto 2026 - 22:37
Altra stupidaggine, evita di continuare la collezione.
Ritratto di El rude
1 agosto 2026 - 10:49
Tutti sbagliano, basta vedere i pasticci che hanno fatto i tedeschi con i vari marchi mini, Seat Skoda e rover fatta fallire da quelli di monaco
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 13:24
4
L'Alfa Romeo doveva essere venduta alla Ford, non alla Fiat, come dovevano aprire le fabbriche di BMW, Toyota e BYD in Italia. La follia è stata pensare che fare gli interessi di una famiglia di industriali italiani Agnelli e di una marca italiana Fiat, distruggendo ogni forma di concorrenza interna, fosse anche fare il bene dell'industria automobilistica italiana, che infatti, come fenomeno di massa è ormai pronto a finire al cimitero. Nessun altro paese ha fatto scelte così scellerate e folli, nessuno
Ritratto di johnlong
2 agosto 2026 - 00:04
@Pierfra, il concetto stesso di Libero Mercato non ha residenza in Italia, ove vigono familismo, corporativismo e statalismo - ovviamente al servizio non dell’interesse generale ma delle lobby private
Ritratto di Merigo2005
2 agosto 2026 - 09:42
Dimentichi i Sindacati, che fanno sì che se un Operaio dà un colpo di tosse il lunedì, il Medico della Mutua gli concede 5 giorni di Malattia, cioè tutta la settimana. Così era a Pomigliano d'Arco quando nacque l'Alfasud: assenteismo monstre, qualità produttiva indecente e conti economici a rotoli. Non è dato sapere se FORD abbia avuto accesso ai conti appunto, ma sta di fatto che se ne è scappata a gambe levate, come fece General Motors al momento di acquistare tutta FIAT. Però a alVolante piace scrivere che è stato un male vendere quella zavorra di Alfa-Romeo a FIAT!
Ritratto di stat
1 agosto 2026 - 15:37
Perché, se fosse stata ceduta a Ford, avrebbe avuto miglior sorte non è chiaro nemmeno a me. Nell’elenco delle Alfa-Fiat mancano la Giulietta QV, la Mito Qv, le Gtv coupé e Spider, la GT su base 156, la 166, la 4C e l’8C coupé e spider. Insomma, è solo dopo la creazione di Stellantis che si è smesso di concepire auto minimamente degne del marchio, a partire dall’insulsa Junior.
Ritratto di pierfra.delsignore
1 agosto 2026 - 20:33
4
Perché all'epoca Ford la avrebbe utilizzata per vendere tutto il suo alto di gamma in partnership in Europa, perché poi sarebbero arrivate altre fabbriche di auto straniere a far concorrenza a Fiat e questo avrebbe costretto il gruppo stesso ad investire ed innovare, invece il motorismo di massa in Italia è morto, prova ne sia che stiamo producendo tante auto come negli anni '50 con questa politica. Se fosse stata data alla Ford non sono certo che oggi sarebbe ancora Ford, magari sarebbe tedesca, indiana o cinese, ma produrrebbe auto e non roba rimarchiata francese.
Ritratto di gainfranco
2 agosto 2026 - 07:56
"L’offerta degli americani della Ford non fu mai resa pubblica nei particolari, ma secondo fonti autorevoli nel complesso era più vantaggiosa di quella della Fiat." I nostri governi quando occorre si mostrano con i fatti con quale sistema agiscono, quello ........
Ritratto di Merigo2005
2 agosto 2026 - 09:21
Articolo disfattista e di parte. Dimentica che la 155 era parente stretta della Lancia Delta e che nel 1993 vinse il Campionato DTM. Dimentica che la 156 ottenne il Titolo di Auto dell'Anno nel 1998 e la 147 nel 2001. Dimentica che la splendida e innovativa Alfasud fu però prodotta in quello che allora era industrialmente Terzo Mondo con Maestranze contadine e che i problemi di assemblaggio e ruggine non furono mai risolti, sputtanando l'intero Marchio. Ma 155,156 e 147 sono Alfa-Romeo dell'era FIAT. Magari IRI avesse venduto 40 anni fa anche Alitalia e Italsider! Oggi non saremmo qui a parlare ancora di vendita e/o alleanze di quelle che oggi si chiamano ITA e Acciaierie d'Italia.
Ritratto di Fabio ferrero
2 agosto 2026 - 14:13
la 155 DTM era un prototipo, la 155 stradale era un tempra rimarchiata un aborto di macchina, ma x favore
Ritratto di gbvalli
2 agosto 2026 - 21:20
1
SIamo in Italia, la serietà manageriale è un bene raro nelle grandi industrie, specialmente se sono pubbliche. Bisognava essere seri all'IRI e raddrizzare la gestione dell'Alfa Romeo, prima che i debiti la soffocassero. Fiat ha fatto il resto...
Ritratto di ALAIN PROST
3 agosto 2026 - 01:08
La FIAT finalmente se la sono accollata i francesi e ce la siamo levata di torno. Caro avvocato, addios.
Ritratto di AZ
3 agosto 2026 - 08:23
"Consegnare un “gioiello” come l’Alfa Romeo nelle mani di Gianni Agnelli fu la scelta giusta", ma solo per Agnelli. Bella disamina di come la Fiat si arricchì a spese di tutti gli italiani. E i soldi vengono poi reinvestiti non per fondare nuove fabbriche, ma per finanziare le perdite della Juventus di oggi.
Ritratto di MXcinquista
3 agosto 2026 - 10:26
2
Esatto, gli Agnelli (e gli Elkann dopo) hanno il tocco di Mida al contrario, tutto quello che toccano diventa m3rda
Ritratto di 02-0xygenerator
3 agosto 2026 - 10:29
Alfa Romeo. Un marchio nato moribondo e che ha mantenuto la stessa allure in tutti questi anni. Continuità della storia sconosciuta ad altri marchi, se non pochi altri, come Lancia .
Ritratto di fastidio
3 agosto 2026 - 13:10
10
"Dire che Alfa Romeo è nata moribonda è una provocazione più che un'analisi storica. L'Alfa nacque come evoluzione della Darracq (che aveva avuto difficoltà vero) ma già pochi anni dopo era protagonista nelle competizioni e costruiva alcune delle auto più prestigiose e desiderate d'Europa. Anche l'idea di aver mantenuto la stessa 'allure', è una valutazione soggettiva: nella sua storia Alfa ha vissuto periodi di enorme prestigio, crisi profonde, rilanci e cambi di identità ma ridurre oltre un secolo di storia a "nata moribonda" è una sciocchezza.
Ritratto di 02-0xygenerator
3 agosto 2026 - 14:28
Diciamo una sintesi…..
Ritratto di fastidio
3 agosto 2026 - 16:56
10
Ma non scherziamo dai, non basterebbe lo spazio di questo blog per elencare i modelli Alfa che sono degni di nota, più sicuramente di Ferrari o qualsiasi altra casa automobilistica
Ritratto di Alfiere
3 agosto 2026 - 13:39
2
Gianni Agnelli e i suoi erano parecchio carenti sotto il profilo della gestione del prodotto e dello sviluppo, ma questa è un problema del management italiano abbastanza trasversale. Ma è anche vero che pure con un management preparato, la volontà politica di massacrare il made in italy era piuttosto viva e il mercato interno non sosteneva la domanda come quello tedesco verso la triade.
Ritratto di El rude
3 agosto 2026 - 15:07
Stato che vai, marchi distrutti che trovi: Germania, nsu e trabant. Francia ,talbot. Spagna, ebro. Gran Bretagna Jaguar. Russia, volga
Ritratto di lovedrive
4 agosto 2026 - 09:16
nessun sa, se con la ford sarebbe meglio. di fatto sta , che l'alfa è morta. mio padre alfista dal 1978 fino alla fine, io dal 1989 ed adesso ho una stelvio con 110.000,00 cambiato di tutto , ma la macchina in alfa non riescono a metterla a posto. poi ho una 4c con un paraurti rotto e non mi sanno dire in quanti mesi arriva un ricambio. l'alfa è morta.

VIDEO IN EVIDENZA

listino
Le ultime entrate
  • Zeekr 9X
    Zeekr 9X
    da € 122.610 a € 122.610
  • Tesla Model Y
    Tesla Model Y
    da € 44.170 a € 63.970
  • Tesla Model 3
    Tesla Model 3
    da € 37.970 a € 58.470
  • GWM Ora 5 EV
    GWM Ora 5 EV
    da € 36.000 a € 38.000
  • GWM Ora 5
    GWM Ora 5
    da € 26.950 a € 30.600

PROVATE PER VOI

I PRIMI CONTATTI

  • Lexus ES 300h Luxury AWD
    € 66.900
    È gigantesca, ma la guidi in relax - Vai al primo contatto
    La versione full hybrid della nuova Lexus ES (che per la prima volta c’è anche elettrica) è vivace e comoda, ma nella guida brillante il 2.5 romba parecchio. Ricca la dotazione e ottimo lo spazio, ma solo per quattro.
  • Mercedes GLB 220 Advanced Plus 4Matic
    € 59.752
    Scatta in silenzio, ma esagera col “touch” - Vai al primo contatto
    La nuova suv Mercedes GLB ora c’è anche ibrida a 48 V. La 4x4 da 211 CV è pimpante, comoda e con una notevole tenuta di strada. Peccato che si gestisca tutto dal display “touch” e che la dotazione sia un po’ scarna.
  • Peugeot e-208 51 kWh GTI
    € 44.900
    È davvero veloce, ma ha poca autonomia - Vai al primo contatto
    La Peugeot E-208 GTi ha ben 281 CV e una meccanica raffinata: scatta forte ed è efficace anche sul bagnato, senza essere scomoda. Poco modulabile, però, il pedale del freno. E autonomia, ricarica e prezzo ne limitano l’appeal.