Chiunque abbia guidato almeno una volta in autostrada in Italia associa immediatamente il colore verde a questo tipo di strade. Non si tratta di un dettaglio estetico, ma di una scelta precisa, fatta per distinguere in modo immediato le autostrade dalle altre tipologie. Il colore, infatti, è uno dei primi elementi che l’occhio umano percepisce, soprattutto a velocità elevate.
In Italia il verde è riservato alle autostrade, mentre le strade extraurbane principali sono indicate in blu e quelle urbane in bianco. Questo sistema cromatico aiuta il conducente a capire, anche senza leggere il testo, che tipo di infrastruttura sta per imboccare.
L’associazione tra colori e tipologia di strada è così radicata da sembrare naturale, ma in realtà è il risultato di scelte tecniche e normative precise. La Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale del 1968 ha cercato di standardizzare i segnali in tutta Europa, ma ha lasciato libertà agli Stati sui colori di fondo per le autostrade e le strade normali.
L’unico vincolo è la coerenza: se si sceglie il verde per l’autostrada, si deve usare un colore contrastante (generalmente il blu o il bianco) per le altre strade, e viceversa.
Un passaggio fondamentale nella definizione del sistema cromatico italiano è rappresentato dalla circolare ministeriale n. 9540 del 1969. Con questo documento il ministero dei Lavori Pubblici introdusse criteri più chiari e uniformi per la segnaletica di indicazione, distinguendo in modo netto le autostrade dalle altre strade a scorrimento veloce.
La circolare sottolineava l’esigenza di una segnaletica altamente leggibile, standardizzata e immediatamente interpretabile, soprattutto in considerazione dell’aumento dei volumi di traffico e delle velocità medie. Il verde venne individuato come colore più idoneo per le autostrade, sia per motivi di visibilità sia per la necessità di creare una forte distinzione cromatica rispetto al blu già utilizzato in altri contesti.

Pochi anni dopo, la circolare n. 2730 del 1971 consolidò e perfezionò quanto introdotto nel 1969. Questo documento contribuì a rendere il sistema ancora più coerente, definendo in modo più preciso l’uso dei colori nella segnaletica di indicazione e rafforzando l’associazione verde-autostrada su tutta la rete nazionale.
La circolare del 1971 rispondeva anche all’esigenza di uniformare la segnaletica lungo le nuove tratte autostradali che stavano nascendo in quegli anni, evitando soluzioni locali o interpretazioni differenti. Da quel momento, il verde divenne definitivamente il “colore istituzionale” delle autostrade italiane.
La libertà lasciata dalla Convenzione di Vienna ha consentito ai diversi Paesi europei di adottare soluzioni cromatiche differenti, spesso influenzate da decisioni storiche e da sperimentazioni condotte a livello nazionale.
Per esempio, in Francia e in Germania, così come nel Regno Unito e in Spagna, i cartelli autostradali sono blu. In queste nazioni il blu è stato scelto per identificare le arterie a scorrimento veloce, mentre il verde viene utilizzato per altre categorie di strade o per segnaletica direzionale diversa.
Il principio, però, è lo stesso adottato in Italia: una volta stabilito un codice colore chiaro e coerente, questo viene applicato in modo uniforme su tutta la rete. Per un automobilista tedesco o francese, quindi, il blu svolge esattamente la stessa funzione comunicativa che il verde ha per un guidatore italiano. Il verde non è stata una scelta unicamente italiana: anche nazioni come la Grecia, la Svizzera e la Svezia utilizzano il fondo verde per le loro arterie stradali principali.









