Chiunque osservi una Mercedes prodotta tra gli anni 70 e i primi anni 90 - come la Classe S della serie W126 o le diffuse W123 e W124 - nota subito le marcate scanalature orizzontali dei fari posteriori. Questa soluzione fece il suo debutto nel 1971 sulla roadster SL (R107) e fu subito estesa alla Classe S (W116) del 1972.
L'idea portava la firma del centro studi sulla sicurezza della casa di Stoccarda, all'epoca guidato dal celebre ingegnere Béla Barényi. L'obiettivo non era seguire una moda, ma introdurre una soluzione tecnica brevettata per migliorare la visibilità del veicolo.

La ragione tecnica è legata alla dinamica dei fluidi e all'accumulo di sporco al retrotreno. Quando si guida su strade bagnate, coperte di neve o piene di fango, la turbolenza aerodinamica che si crea dietro la vettura deposita uno strato opaco uniforme su tutta la superficie delle plastiche lisce, oscurando le luci di posizione e di arresto. La conformazione corrugata risolveva il problema sfruttando la geometria della superficie.
Sulle creste sporgenti si deposita la maggior parte del fango e dello sporco sollevato dalle ruote. Nelle scanalature rientranti il materiale non riesce ad attecchire con la stessa facilità, lasciando la plastica pulita. I flussi d'aria canalizzati lungo i solchi aiutano a spazzare via l'acqua in eccesso, garantendo che il fascio luminoso continui a filtrare verso l'esterno anche dopo centinaia di chilometri autostradali sotto la pioggia.

Questo dettaglio funzionale è diventato per oltre trent'anni una vera e propria firma d'autore per le vetture della Stella. A partire dalla fine degli anni 90, l'evoluzione dell'aerodinamica ha spinto i designer a cercare superfici perfettamente raccordate per ridurre la resistenza all'aria e i consumi. L'arrivo di condotti dell'aria studiati in galleria del vento per deviare le turbolenze dalla coda, unito all'introduzione dei fari a LED, ha reso superflua la classica lavorazione a coste, consegnandola alla storia del design automobilistico.











