L'acquisto di un'auto di seconda mano è sempre un momento delicato. L'estetica lucida e una carrozzeria impeccabile possono infatti nascondere segreti insidiosi, il più comune dei quali è la famigerata "schilometrata". Ridurre i chilometri percorsi fa schizzare in alto il valore commerciale della vettura, a discapito del malcapitato acquirente. Per fortuna, oggi esistono diversi strumenti pratici, sia visivi che burocratici, per tutelarsi.
La primissima indagine da fare è quella visiva. Anche se i venditori disonesti sono abili, l'usura di alcuni componenti non mente. Un'auto che dichiara 50.000 km non dovrebbe avere il volante liscio o spellato, la gomma dei pedali (specialmente freno e frizione) consumata fino al metallo, o il fianchetto sinistro del sedile guidatore collassato.
Allo stesso modo, una leva del cambio o pulsanti degli alzacristalli scoloriti su un'auto "giovane" devono far scattare un campanello d'allarme. Ovviamente non sono prove definitive, ma indizi che devono spingere a indagare più a fondo.
Uno strumento per smascherare i disonesti è il Portale dell'Automobilista, gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Basta andare nella sezione servizi online, selezionare "Verifica ultima revisione", inserire la tipologia di veicolo e il numero di targa. Il sistema restituirà gratuitamente la data dell'ultima revisione effettuata e, soprattutto, i chilometri registrati dall'operatore in quel preciso momento. Ricordiamo che l'obbligo di inserimento dei chilometri è in vigore dal 1° giugno 2018.
Durante la trattativa, chiedete sempre di visionare il libretto dei tagliandi. Un'auto regolarmente manutenuta presso la rete ufficiale lascia una traccia chilometrica chiara. Attenzione a libretti di manutenzione che sembrano "troppo nuovi" o compilati tutti con la stessa penna e la stessa grafia.
Inoltre, al momento dell'acquisto, pretendete la consegna del Certificato di revisione. Questo documento cartaceo, che da qualche anno ha sostituito il vecchio bollino adesivo sul libretto, contiene i dati ufficiali dell'ultima revisione superata, compreso il chilometraggio: è un documento ufficiale che vi tutela in caso di future controversie.
Esiste un caso in cui il Portale dell'Automobilista è del tutto inutile: le auto d'importazione. È una delle truffe più subdole. I malintenzionati acquistano vetture aziendali all'estero (spesso in Germania o in Francia) con 200.000 km, e scalano il contachilometri a 80.000 km prima di nazionalizzarle in Italia. In questo modo, alla prima revisione italiana, nel database ministeriale verrà inserito il chilometraggio già falsificato. In questi casi, il controllo della targa italiana non rivelerà alcuna anomalia.
Per aggirare il problema delle auto importate e avere uno storico inattaccabile, l'arma migliore è la verifica tramite VIN (il numero di telaio a 17 cifre visibile alla base del parabrezza o sul libretto).
Esistono portali online specializzati (come Carfax o CarVertical) che, a fronte del pagamento di una piccola cifra (solitamente tra i 15 e i 30 euro), scandagliano database internazionali, registri assicurativi mondiali e archivi delle officine. Un report del genere non solo fa emergere i chilometri reali registrati all'estero prima dell'importazione, ma svela anche se l'auto è stata rubata, usata come taxi, o se ha subito incidenti gravi e costosi (i cosiddetti danni occulti).
I truffatori scalano i km sul cruscotto, ma spesso "dimenticano" di cancellarli dalle altre centraline dell'auto (come quella dell'ABS, del cambio automatico o del filtro antiparticolato). In commercio esistono kit OBD (lettori da collegare alla presa diagnostica dell'auto tramite smartphone) che permettono di scovare queste incongruenze. Ancora meglio è affidarsi al proprio meccanico di fiducia per un controllo pre-acquisto e un test drive: l'occhio di un esperto valuterà la coerenza tra usura meccanica e chilometri dichiarati.
Cosa rischia chi scala i chilometri? Dal punto di vista penale, si configura il reato di truffa (Art. 640 del Codice Penale). In caso di compravendita "classica" tra privati o presso saloni, si tratta di truffa semplice (comma 1), punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con una multa da 51 a 1.032 euro. Le pene più aspre (da 1 a 5 anni e fino a 1.549 euro) scattano per la truffa aggravata, ad esempio se commessa ai danni dello Stato.
C'è poi l'aspetto legato al Codice del Consumo: se acquistate da un concessionario, quest'ultimo è obbligato a fornirvi una garanzia di conformità di almeno 12 mesi. Che impone al venditore professionista di consegnare all'acquirente un bene conforme a quanto dichiarato e concordato nel contratto di vendita.
Se vi accorgete della truffa dopo aver pagato e ritirato l'auto, dovete agire tempestivamente. Avrete diritto alla risoluzione del contratto (restituzione dell'auto in cambio dei soldi pagati) oppure a una congrua riduzione del prezzo, proporzionata al reale chilometraggio.
Il consiglio è di inviare subito una raccomandata A/R (o PEC) al venditore per la messa in mora, supportati se possibile dal parere di un perito o di un legale. È inoltre possibile segnalare l'accaduto all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per pratica commerciale scorretta e sporgere denuncia-querela alle Forze dell'Ordine per truffa.





















