Suzuki

Suzuki
Jimny

da 22.500

Lungh./Largh./Alt.

365/164/172 cm

Numero posti

4

Bagagliaio

85/830 litri

Garanzia (anni/km)

3/100.000
In sintesi

È l’erede di una dinastia di fuoristrada dure e pure nata nel 1970, di cui la nuova Suzuki Jimny conserva le caratteristiche principali: ovvero, telaio a longheroni, sospensioni a ponte rigido, trazione posteriore (integrale inseribile, con una leva nel tunnel tra i sedili, proprio come una volta), cambio manuale con le ridotte e dimensioni compatte (348 cm di lunghezza con la ruota di scorta montata sul portellone, da un paraurti all’altro ci sono 365 cm). Il fiacco (e assetato) quattro cilindri 1.3 a benzina della vecchia generazione fa posto a un nuovo quattro cilindri aspirato 1.5 con 102 CV e un coppia massima di 130 Nm a 4.000 giri. Il consumo medio dichiarato è di 12,7 km/l con il cambio manuale e 13,3 km/l con l’automatico a quattro rapporti. La carrozzeria, squadrata, ha forme spigolose, con il frontale verticale e la mascherina con cinque feritoie, le fiancate e il portellone dritti, i passaruota larghi e il cofano e il tetto piatti. Le ruote si trovano alle estremità della carrozzeria, come sulle vere fuoristrada. Spaziosi e improntati alla praticità gli interni, che hanno uno stile essenziale e appaiono robusti, esattamente quello che serve per un uso “professionale”. Classici il cruscotto a lancette a due elementi e il maniglione per aggrapparsi nei percorsi accidentati, sulla destra. La plancia è alta e ha marcate linee orizzontali, con il largo cassetto di fronte al passeggero anteriore e le manopole del “clima” allineate sotto il display di 7" a sbalzo del sistema multimediale. Un po’ imprecisa su asfalto (lo sterzo è poco diretto e lento), dove si mostra più comoda del modello precedente, l’auto è a suo agio in città, ma dà il meglio nell’off-road impegnativo.

Versione consigliata

L'unica versione disponibile ha una buona dotazione e dispositivi di sicurezza prima non presenti, come la frenata automatica d'emergenza e il mantenimento in corsia. Unici optional, la vernice bicolore e il cambio automatico a quattro marce. 

Perché sì

Agilità. La vettura ha dimensioni ridotte, che in città le permettono di dribblare il traffico; ma è molto maneggevole ed efficace anche nei sentieri di campagna.
Fuori strada. Come le serie precedenti, grazie alle marce ridotte e all’efficace sistema di trazione integrale, la fuoristrada giapponese si dimostra quasi inarrestabile sui fondi difficili.
Linea. Il piacevole tocco rétro e i tratti squadrati la distinguono dall'intero panorama automobilistico e la rendono simpatica. Piacerà anche a chi difficilmente abbandona l’asfalto.

Perché no

Baule. È molto piccolo, tanto da costringere ad abbattere almeno uno degli schienali posteriori per caricare qualche valigia. 
Rollio. La carrozzeria alta si corica molto di lato in curva: a lungo andare può diventare fastidioso. 
Sedili. La regolazione a scatti dello schienale, tramite una leva, è imprecisa. 

GLI INTERNI
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