Il percorso normativo del nuovo “decreto autovelox” entra nella sua fase operativa dopo il necessario periodo di analisi tecnica seguito alla notifica europea al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Si tratta di un passaggio fondamentale all’interno della procedura TRIS, che prevede uno stop di novanta giorni per consentire le verifiche a livello comunitario. Ora che i tempi tecnici si avviano alla conclusione, è possibile esaminare nel dettaglio come cambieranno le regole per i dispositivi di controllo della velocità che troviamo sulle nostre strade.
Il decreto definisce un quadro organico che parte dall’omologazione del prototipo e arriva fino alle regole per la taratura periodica. L’obiettivo è superare le incertezze giuridiche degli ultimi anni, stabilendo che ogni dispositivo deve soddisfare requisiti tecnici rigorosi per essere considerato idoneo. Una volta superati i test, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rilascia un decreto di omologazione ufficiale, che viene poi pubblicato sul sito istituzionale per garantire la massima trasparenza ai cittadini e alle amministrazioni.
Uno dei punti più rilevanti riguarda la manutenzione dei dispositivi. Il testo stabilisce infatti che la taratura e le verifiche di funzionalità non sono semplici formalità, ma condizioni essenziali per l’operatività. Se un autovelox non supera i test periodici o mostra anomalie durante le verifiche iniziali, deve essere rimosso immediatamente dal servizio. L’utilizzo dell’apparecchio resta vietato fino a quando non viene ottenuta una nuova certificazione con esito positivo, evitando così che sanzioni basate su misurazioni incerte possano finire nelle prefetture o nelle aule dei tribunali.
Per garantire che la produzione mantenga standard elevati, il decreto introduce controlli di conformità affidati a organismi autorizzati dal Ministero. Questi enti effettueranno verifiche a campione direttamente negli impianti di produzione o sulla rete commerciale, coinvolgendo anche i dispositivi già in esercizio. La frequenza di questi controlli dipende dalla qualità del processo industriale: le aziende dotate di certificazione ISO 9001 saranno verificate ogni tre anni, mentre per le altre il controllo diventerà annuale e riguarderà almeno il dieci per cento dei lotti prodotti nell’ultimo anno.
In questa fase di transizione, il decreto prevede il passaggio automatico al nuovo regime per i prototipi già approvati che risultano conformi alle nuove disposizioni tecniche. Per questi apparecchi sarà sufficiente aggiornare la targhetta identificativa con i nuovi estremi normativi in occasione della prima taratura disponibile. Con l’abrogazione del precedente decreto del 2017, il sistema punta a una maggiore certezza del diritto, trasformando quello che finora è stato un labirinto di approvazioni in un percorso di omologazione chiaro e verificabile.









