La tecnologia è sempre più presente a bordo delle nostre auto, ma il disco orario resta un elemento che per la maggior parte degli automobilisti resta qualcosa di completamente analogico. Tuttavia anche questo strumento che serve a indicare l’orario di inizio della sosta si sta digitalizzando e cominciano a vedersi i primi dischi orari elettronici: piccoli dispositivi che si applicano sul parabrezza e che promettono di azzerare le dimenticanze ogni volta che si parcheggia nelle aree con sosta a tempo limitato.
Grazie a un sensore di movimento interno, quando la vettura si ferma per più di qualche secondo, il sistema rileva l’assenza di movimento e blocca sul display l’orario di arrivo. Ma per essere utilizzato sulle strade italiane senza il timore di incappare in una sanzione, il disco orario elettronico deve rispondere a requisiti ben precisi.
Il principio fondamentale stabilito dall’articolo 157 del Codice della Strada è che l’indicazione del momento in cui inizia la sosta deve essere chiara, visibile dall’esterno e, soprattutto, immodificabile per tutto il tempo in cui il veicolo resta fermo. I modelli legali sono quelli dotati di regolare omologazione a livello europeo, spesso certificati dall’ente automobilistico tedesco KBA, e che non consentono alcuna interazione a distanza o alterazione dell’orario una volta che il sensore ha registrato l’arresto dell'auto.
In sostanza, l’apparecchio deve limitarsi a fare in modo automatico esattamente ciò che l’automobilista farebbe a mano, senza alcun tipo di automatismo successivo. Anche i dischi orari elettronici devono essere conformi al modello prescritto dal Codice della Strada, indicando quindi chiaramente la dicitura “Ora di arrivo”.

Anche con un dispositivo elettronico perfettamente omologato si può comunque rischiare una multa se non si rispettano le regole basilari della sosta limitata. Molti dispositivi con approvazione tedesca impostano automaticamente l’orario d’arrivo alla prima mezz’ora successiva: per esempio, se si parcheggia alle 10:35, il disco orario elettronico imposterà automaticamente l’arrivo alle 11:00.
Si tratta di una prassi perfettamente legale in Germania, ma in Italia non mette al riparo da probabili multe: se un vigile o un ausiliario del traffico esegue un controllo alle 10.40 la sanzione è assicurata. Quando la batteria dell’apparecchio si scarica e il display rimane spento, la sanzione per omessa esposizione va da 42 a 173 euro. Se invece si prolunga la sosta oltre il limite massimo consentito dal cartello stradale, la multa oscilla tra i 26 e i 102 euro.
Ben diversi sono i casi dei dischi orari motorizzati, dispositivi che si trovano facilmente online ma il cui utilizzo è severamente vietato. Questi apparecchi contengono un piccolo meccanismo interno alimentato a batteria che sposta continuamente in avanti le lancette o le cifre sul display, simulando un arrivo al parcheggio sempre recente.
Se gli agenti della Polizia Locale notano il trucco, le conseguenze sono pesantissime. Nelle aree di sosta gratuite la sanzione amministrativa scatta per la manomissione del dispositivo di controllo. Lo scenario peggiora drasticamente se l’auto si trova in un parcheggio a pagamento, come le strisce blu dove i primi minuti sono regolati a tempo.
In questo caso si configura il reato di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, un illecito penale che prevede una multa da 309 a 1.549 euro e, nei casi più gravi, anche la reclusione.
Foto: A-katsastus e Technaxx




