Nell’era della transizione ecologica, la tecnologia ibrida è vista come un ponte ideale tra la mobilità tradizionale del motore a combustione e quella più sostenibile dei propulsori elettrici. Ciò è ancora più vero ora: mentre l’Europa si appresta a rimuovere il divieto di vendita di nuove auto con motori termici a partire dal 2035, la vita del motore a scoppio si allungherà e per rientrare nei limiti di emissioni l’ibrido diventerà sempre più essenziale.
Ma dietro alla scritta “Hybrid” sul portellone possono nascondersi soluzioni tecniche molto diverse tra loro, con effetti concreti su consumi, comportamento su strada e uso quotidiano. Ogni architettura ha una filosofia precisa e si adatta meglio a determinati utilizzi: chi fa molta città, chi viaggia spesso in autostrada, chi vuole avvicinarsi all’elettrico senza rinunce. Prima di scegliere, vale la pena guardare non solo la sigla sul libretto, ma capire come funziona davvero il sistema.

Nel sistema ibrido parallelo, il motore termico e quello elettrico sono entrambi collegati meccanicamente alle ruote. Questo significa che possono spingere l’auto separatamente oppure insieme, a seconda della situazione. In genere l’elettrico aiuta nelle fasi più dispendiose, come le partenze o le accelerazioni, mentre il motore a benzina (o diesel) entra in gioco quando serve più potenza o alle velocità costanti. In alcune configurazioni, soprattutto quelle più evolute, è possibile anche viaggiare per brevi tratti in modalità solo elettrica. È una soluzione molto diffusa perché si integra facilmente con trasmissioni tradizionali e non stravolge l’architettura dell’auto. I mild hybrid a 48 volt, per esempio, rientrano proprio in questa categoria, così come molti full hybrid e plug-in di impostazione “classica”.
PRO: struttura relativamente semplice, buona efficienza nei percorsi misti, sensazioni di guida simili a quelle di un’auto tradizionale.
CONTRO: autonomia elettrica spesso limitata, il motore termico resta protagonista alle alte velocità.

Nell’ibrido in serie, il motore a combustione non è mai collegato alle ruote. Il suo unico compito è produrre energia elettrica tramite un generatore, che alimenta il motore elettrico o ricarica la batteria. Di fatto, l’auto è sempre e solo elettrica nella trazione. Il motore termico lavora “dietro le quinte” e può funzionare a regime costante, nella zona di massima efficienza. Questa soluzione elimina il cambio tradizionale e garantisce una guida fluida e silenziosa, molto simile a quella di un’elettrica pura. Tuttavia, quando serve molta potenza o si viaggia a lungo in autostrada, le doppie conversioni di energia (da meccanica a elettrica e viceversa) possono penalizzare i consumi.
PRO: guida sempre elettrica, motore termico sfruttato in modo efficiente, meccanica semplificata sul lato della trasmissione.
CONTRO: efficienza minore alle alte velocità, più adatto alla città che ai lunghi viaggi.

Più che un tipo diverso di ibrido, il range extender è una variante del sistema in serie: a differenza di quest’ultimo però il motore termico entra in funzione solo quando la batteria si scarica, per evitare di restare senza energia. L’auto viene progettata come un’elettrica a tutti gli effetti, con una batteria di dimensioni importanti. Il piccolo motore a combustione serve solo da “generatore di emergenza”, senza mai intervenire direttamente sulla trazione. Soluzioni di questo tipo sono state adottate, per esempio, per ridurre l’ansia da ricarica nei mercati dove le colonnine non sono ancora diffuse, mantenendo però intatte le sensazioni di guida di un’auto elettrica.
PRO: esperienza di guida 100% elettrica, nessun problema di autonomia, motore termico compatto e poco sollecitato.
CONTRO: peso e costi superiori rispetto a un’elettrica pura, sistema più complesso e di nicchia.

Conosciuto anche come power split, è il sistema più sofisticato e uno dei più collaudati, utilizzato per esempio dai principali costruttori giapponesi. Qui il motore termico e quello elettrico possono lavorare sia insieme sia separatamente, con una gestione affidata all’elettronica. Il cuore del sistema è un ingranaggio epicicloidale (o un e-CVT) che ripartisce la potenza tra trazione diretta e produzione di energia elettrica.
In pratica, l’auto può comportarsi come un’ibrida in serie a basse velocità, un’ibrida parallela quando serve più spinta e un’elettrica nei tratti urbani, il tutto senza interventi da parte del guidatore. È una soluzione che privilegia l’efficienza complessiva, soprattutto nel traffico, ma che può risultare meno “coinvolgente” per chi ama sentire il motore salire di giri in modo proporzionale alla velocità.
PRO: grande flessibilità di funzionamento, consumi molto contenuti in città, sistema collaudato e affidabile.
CONTRO: meccanica complessa, sensazione di guida poco naturale.









