Perché i pneumatici delle auto sono neri?

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Pubblicato 18 settembre 2025

Se la gomma avrebbe naturalmente un colore bianco, perché quella utilizzata per ruote delle automobili è sempre nera? Nessun vezzo estetico, ma la motivazione è solo funzionale.

pneumatico nero bianco

IL SEGRETO DEL NEROFUMO

Invernali, estivi o quattro stagioni; sportivi o progettati per contenere al massimo i consumi; da strada o da fuoristrada. I tipi di pneumatici sono tanti, ma tutti sono accomunati da una caratteristica: il loro colore nero. La gomma, che di origine avrebbe un colore bianco latte, si presta in teoria a qualsiasi tipo di colorazione. Ma allora perché non ci sono pneumatici rossi o verdi o non si lasciano bianchi? Non si tratta di una scelta di design o di una consuetudine, ma di una precisa soluzione tecnica che ne migliora le prestazioni, la sicurezza e la durata.

Infatti nella mescola della gomma viene aggiunto il nerofumo, un additivo che può costituire fino al 30% del peso di un pneumatico ottenuto dalla combustione incompleta di idrocarburi, come derivati del petrolio. Grazie a questo additivo la struttura molecolare del polimero viene rinforzata: il nerofumo crea un legame chimico con la gomma, generando una struttura molto più robusta e stabile, capace di resistere alle enormi sollecitazioni a cui un pneumatico è sottoposto durante la marcia.

SICUREZZA E DURATA

Uno dei vantaggi più significativi dell’aggiunta del nerofumo è l’aumento della resistenza all’abrasione, che si traduce in una maggiore durata del battistrada e, quindi, in una vita utile più lunga per il pneumatico. Inoltre, questo elemento svolge un ruolo cruciale nella dissipazione del calore: durante la guida, l’attrito e le continue deformazioni generano un notevole surriscaldamento della gomma, ma il nerofumo aiuta a distribuire questo calore su tutta la superficie, evitando picchi di temperatura che potrebbero compromettere l’integrità della copertura e la sicurezza. Infine, protegge la gomma dai raggi ultravioletti del sole, che altrimenti causerebbero un invecchiamento precoce del materiale, rendendolo secco e fragile.

EVOLUZIONE STORICA

Forse non tutti sanno che agli albori dell'automobilismo, i pneumatici non erano neri. Il loro colore era quello naturale della gomma, un bianco o un beige molto chiaro. A volte, per migliorare la resistenza, veniva aggiunto ossido di zinco, che accentuava ulteriormente la tonalità candida. La svolta avvenne nei primi anni del ‘900, quando i produttori si resero conto che l’aggiunta del nerofumo non solo scuriva il prodotto, ma ne aumentava drasticamente la longevità e l’affidabilità. Inizialmente, per ragioni di costo, questo additivo veniva utilizzato solo per il battistrada, la parte a contatto con l’asfalto, dando vita ai caratteristici pneumatici bicolore con i fianchi bianchi, oggi un dettaglio ricercato dagli appassionati di auto d’epoca. Con il tempo, i benefici del nerofumo sono diventati così evidenti da estenderne l’uso all’intera struttura, standardizzando di fatto il colore nero che conosciamo oggi.



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Ritratto di Balzar
19 settembre 2025 - 16:24
Bravo Citty75, il se è come se fosse un diminutivo di sebbene.
Ritratto di giocchan
18 settembre 2025 - 23:36
Interessante, non lo sapevo!
Ritratto di Lucianissimo
19 settembre 2025 - 10:50
2
Sarebbe bastato NON SCRIVERE "Se" all'inizio della frase. SEMPLICE.
Ritratto di ziobell0
19 settembre 2025 - 12:14
se io sarei bravo in grammatica non commetterei errori
Ritratto di Volpe bianca
21 settembre 2025 - 19:07
:-)))
Ritratto di Marco_16472
19 settembre 2025 - 14:12
La forma verbale è corretta, il 'se' che la precede è sbagliato. Basterebbe toglierlo. La gomma avrebbe naturalmente un colore bianco: perché quella utilizzata per ('le', tanto che ci siamo mettiamo anche questa miglioria) ruote delle automobili è sempre nera? Noto inoltre che "lo/gli pneumatico/ci" è stato rottamato. Forse questo è l'errore più grave.
Ritratto di Andre_a
19 settembre 2025 - 16:45
Ormai anche il pneumatico è corretto, fatevene una ragione
Ritratto di Marco_16472
19 settembre 2025 - 18:26
Non è che uno si debba proprio fare una ragione del dilagare dell'ignoranza, al più se ne può dedurre una rassegnata tristezza. Comunque usare la forma 'il/i pneumatico/ci' è ammissibile al più nel parlato, nello scritto no, si deve scrivere (e si dovrebbe anche dire per un uso corretto dell'italiano) 'lo/gli'. Se poi lei è uno di quelli che dice 'si parla che' o utilizza il 'piuttosto che' invece di 'oppure' allora la informo (ma già lo saprà) che comunque sta vincendo lei. Ma non me ne faccio una ragione.
Ritratto di Andre_a
19 settembre 2025 - 18:37
È la lingua che cambia, è sempre stato così, altrimenti parlavamo latino. E trovo affascinante vedere dal vivo questo cambiamento. Personalmente preferisco lo/gli sia nello scritto che nel parlato, ma se il mio interlocutore usa l'altra forma va benissimo, lo capisco lo stesso.
Ritratto di Marco_16472
19 settembre 2025 - 21:41
Caro Andre_a, la sua è una riflessione stimolante e, a rischio di sembrare noioso, mi permetto di risponderle con sincerità rispetto a quella che è la mia personale convinzione. Non è la lingua che cambia, è che con la transizione digitale si ha un effetto moltiplicatore dell'ignoranza derivante dal semplice fatto che, purtroppo, oggi hanno accesso ai mezzi di comunicazione (leggi "basta avere uno smartphone") anche persone che fino all'altro ieri sarebbero state impossibilitate ad avere una qualsivoglia platea, al di la del bar del quartiere. A questo si accompagna una sorta di livellamento verso il basso per cui anche chi dovrebbe essere in possesso di una scrittura corretta (ad esempio i giornalisti) comincia ad introdurre anche su carta (stampata o digitale) dei modi di dire colloquiali, gergali, storture che hanno da sempre (qui le do ragione) fatto parte del parlato ma che oggi, grazie al tam tam dei social, si ammantano di una sorta di carica egalitaria che fa confondere l'utilizzo corretto del linguaggio (una forma d'amore per la nostra lingua e una forma di rispetto per i nostri interlocutori) con un'espressione di elitarismo, di snobismo culturale. Certo la sua fascinazione nell'assistere allo spettacolo del cambiamento linguistico è già qualcosa su cui ci si può confrontare con maggiore ampiezza rispetto al "fatevene un ragione", ma se il cambiamento assume (come nel mio personale giudizio) i tratti di un'involuzione - o di quello che più tecnicamente si definisce analfabetismo di ritorno - la fascinazione diminuisce alquanto. Ad esempio "altrimenti parlavamo latino" è lingua parlata, ed può avere un suo senso comunicativo in alcuni contesti ed in alcune interlocuzioni. Ma per scritto si dovrebbe utilizzare la forma "altrimenti avremmo parlato (ancora in) latino". Mi permetto questa chiosa non per fare l'antipatico correggendo una sua frase ma solo per sottolineare il mio punto: non dobbiamo arrenderci (io, lei e quanti come noi si interrogano sull'utilizzo del linguaggio) alla barbarie, alla pigrizia mentale, al colloquialismo, alla semplificazione che appiattiscono una lingua bella e ricca come quella che abbiamo la fortuna di praticare.

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