Sulle auto moderne molti sistemi di assistenza alla guida (ADAS, cioè Advanced Driver Assistance Systems) dipendono da telecamere, radar e altri sensori. La telecamera frontale, generalmente collocata nella parte alta del parabrezza, fornisce informazioni utilizzate dal mantenimento della corsia, dal riconoscimento dei segnali stradali e dai sistemi di frenata automatica.
I radar invece sono spesso nascosti nella mascherina o nei paraurti e servono, tra l’altro, per il cruise control adattivo e il rilevamento dei veicoli. Per questo un intervento che modifica anche di poco la posizione di uno di questi componenti può alterarne il funzionamento.
La sostituzione del parabrezza è il caso più noto: se la telecamera viene rimontata con un’angolazione diversa rispetto a quella prevista dal costruttore, il suo campo visivo cambia. Ma la ricalibrazione può essere necessaria anche dopo la sostituzione o la riparazione di un paraurti, un urto, interventi sulle sospensioni, una regolazione della geometria delle ruote o altri lavori che possono influire sulla posizione dei sensori.

Non significa che dopo ogni intervento sia automaticamente necessario ricalibrare tutti gli ADAS: a stabilirlo sono la configurazione dell’auto e le procedure previste dal costruttore. La calibrazione non va considerata come una semplice operazione elettronica fatta per spegnere una spia sul cruscotto: è una procedura imposta sia dalla normativa sia dalle direttive dei costruttori, perché assicura che il comportamento dell’auto nelle situazioni d’emergenza corrisponda esattamente a quello validato in fase di omologazione.
Una telecamera o un radar non devono soltanto “vedere”: devono sapere con precisione dove si trova ciò che stanno rilevando rispetto all’auto. Quindi se il sensore è disallineato, la centralina può interpretare in modo errato posizione, distanza e traiettoria degli oggetti: di conseguenza il sistema potrebbe intervenire in ritardo oppure reagire quando non dovrebbe.
Uno dei segnali più evidenti di una mancata o non corretta calibratura dei sistemi può essere un comportamento anomalo degli ADAS. Una frenata automatica senza una situazione realmente pericolosa è un campanello d’allarme da non ignorare, così come un cruise control adattivo che rallenta o accelera in modo apparentemente inspiegabile.
Anche il mantenimento della corsia può fornire indicazioni: se il volante vibra o interviene con correzioni insolite, se l’auto tende a percepire le linee della carreggiata dove non ci sono oppure se il sistema si disattiva frequentemente senza una causa evidente, è opportuno far controllare la vettura.
Lo stesso vale quando sul quadro strumenti compaiono messaggi che invitano a verificare telecamera, radar o sistemi di assistenza. C’è anche il problema opposto, più difficile da riconoscere e per questo ancora più subdolo: il sistema potrebbe non segnalare tempestivamente un pericolo reale.

Ma come avviene la ricalibrazione degli ADAS? Le procedure cambiano in base al modello, ma in linea generale si distinguono una calibrazione statica e una dinamica.
Dopo la sostituzione del parabrezza o un intervento sulla carrozzeria che coinvolga sensori e telecamere è buona norma non accontentarsi della frase “abbiamo controllato tutto”, ma è opportuno chiedere un documento che attesti l’esecuzione della calibrazione e il suo esito. La documentazione è utile per sapere quali sistemi sono stati verificati, quando è stata eseguita la procedura e se il test si è concluso correttamente.
Il certificato di avvenuta calibrazione è quindi qualcosa in più di una ricevuta: consente al proprietario di avere una traccia dell’intervento eseguito e della verifica dei sistemi di assistenza dopo la riparazione. È particolarmente importante conservarlo insieme alla documentazione dell’auto, soprattutto quando il lavoro è stato effettuato dopo un incidente o nell’ambito di una pratica assicurativa.
Per le foto di questa pagina si ringrazia Texa, azienda italiana leader nei macchinari di calibrazione.






