L'alternatore è fondamentale per il funzionamento dell'auto, ma perché? È un generatore di corrente alternata di piccole dimensioni, che ha lo scopo di convertire l'energia meccanica del motore termico in energia elettrica, andando così a ricaricare la batteria e ad alimentare tutti i sistemi elettrici della vettura quando il veicolo è in movimento. Si compone di due parti principali:
L'alternatore è tradizionalmente collegato al motore tramite due elementi: la cinghia dei servizi e la puleggia. La cinghia trasmette il moto rotatorio dall'albero motore all'alternatore, mentre la puleggia (spesso del tipo a ruota libera per smorzare le vibrazioni) permette di trasferire l'energia meccanica all'interno del componente.
L'alternatore si trova nel vano motore ed è facile riconoscerlo perché ha una forma circolare con gli avvolgimenti di rame in evidenza. La struttura interna comprende lo statore (il corpo dell'oggetto), un ponte di diodi (o raddrizzatore) che serve a convertire la corrente alternata generata in corrente continua utilizzabile dall'auto, e il rotore. Non mancano una ventola per il raffreddamento, le spazzole per l'eccitazione del campo magnetico e un regolatore di tensione, che gestisce i flussi elettrici per evitare sovraccarichi dannosi alla centralina e alla batteria.
Nei veicoli moderni, l'alternatore tradizionale è stato spesso sostituito da alternatori "intelligenti" gestiti direttamente dalla centralina motore via rete LIN/CAN, in grado di variare la ricarica in base alle reali necessità del veicolo per ridurre i consumi.
Nei veicoli mild hybrid (MHEV), l'evoluzione è ancora più marcata: l'alternatore è rimpiazzato da un motore/generatore elettrico più potente. Questo sistema può essere a cinghia (BSG, Belt-driven Starter Generator) oppure, nelle architetture più moderne e avanzate, integrato direttamente nel cambio (ISG, Integrated Starter Generator). Questi sistemi recuperano energia in frenata e rilascio, la immagazzinano in una batteria dedicata (spesso a 48V) e la restituiscono sotto forma di spinta in accelerazione o per riavviare il motore in modo impercettibile.
La legge di Faraday-Neumann-Lenz spiega l'induzione elettromagnetica e il funzionamento dell'alternatore si basa proprio su questa legge. Quando l'alternatore è in funzione, infatti, assicura un costante flusso di energia elettrica all'auto, necessaria per l'alimentazione della batteria e per il funzionamento di tutti i circuiti di bordo.

Il movimento impresso dalla cinghia aziona il rotore: questo movimento genera un campo magnetico rotante che induce una forza elettromotrice (e quindi corrente elettrica) all'interno degli avvolgimenti dello statore. Poiché la corrente generata è di tipo alternato, interviene il raddrizzatore a diodi per trasformarla in corrente continua, l'unica che la batteria dell'auto può immagazzinare.
Pertanto, l'alternatore alimenta tutti i circuiti elettrici facenti parte di un'auto: dai sistemi di sicurezza (ABS, ESP) ai fari, dal climatizzatore ai complessi sistemi di infotainment e ADAS presenti sulle vetture odierne.
La potenza dell'alternatore dipende in modo diretto dalle necessità elettriche della vettura e dalla motorizzazione. Un quantitativo di potenza considerevolmente inferiore rispetto ai consumi di bordo sarebbe pericoloso, poiché l'auto inizierebbe ad attingere energia dalla batteria anche a motore acceso, scaricandola in poco tempo.
Mentre gli alternatori vecchio stile mantenevano un'efficienza fissa intorno all'80% (assorbendo costantemente circa 1 kW di potenza dal motore per erogarne 0,8 kW di elettricità), i moderni alternatori intelligenti e i sistemi *sincroni a magneti permanenti* delle auto di ultima generazione superano l'85-88% di efficienza. Soprattutto, lavorano in modalità "on-demand": riducono quasi a zero l'assorbimento di potenza dal motore durante le salite o le forti accelerazioni (lasciando massima fluidità di marcia) e aumentano la produzione di elettricità nelle fasi di decelerazione.
L'alternatore è una parte fondamentale dell'auto. Di seguito elenchiamo i principali sintomi di un'anomalia o di una rottura imminente:
Le anomalie possono dipendere dall'alternatore stesso (es. spazzole usurate, regolatore rotto) o dagli elementi meccanici collegati, come la cinghia di trasmissione o la puleggia frizionata.

In caso di guasto, per procedere alla riparazione è fondamentale identificare il codice di serie esatto del ricambio originale, così da garantire la perfetta compatibilità con l'elettronica di bordo della vettura.
I costi per la sostituzione variano sensibilmente in base alla tecnologia dell'auto:
A queste cifre va sempre aggiunto il costo della manodopera, che varia a seconda dell'accessibilità dell'alternatore nel vano motore (da 1 a 3 ore di lavoro, pari a circa 50-150 euro).
Per abbattere i costi senza rinunciare alla qualità, una pratica molto diffusa e consigliata dai meccanici è l'acquisto di un alternatore rigenerato di fabbrica (noto anche come ricambio "di rotazione"). Si tratta di componenti originali usati che vengono completamente ricostruiti, testati e garantiti dalle case madri pari al nuovo, permettendo un risparmio che oscilla tra il 40% e il 50% rispetto al listino del pezzo nuovo sigillato.


