Il motore a idrogeno non è più un miraggio: ecco perché la scommessa può essere vincente

Motori
Pubblicato 03 luglio 2026

La tecnologia a combustione interna basata sull’idrogeno sta vivendo una seconda giovinezza.

motore toyota idrogeno 2

UN RITORNO INASPETTATO

Nel pieno della transizione energetica, c'è chi non si arrende all'addio ai pistoni. I motori termici alimentati a idrogeno stanno guadagnando terreno come alternativa a basso costo rispetto alle complesse ed esose celle a combustibile (fuel cell). Non parliamo delle note auto elettriche a idrogeno, ma di propulsori tradizionali modificati per bruciare l'idrogeno direttamente all'interno della camera di scoppio. Una strada che promette di salvare il sound, la meccanica e l'emozione dei motori tradizionali, azzerando le emissioni di CO2 allo scarico.

motore toyota idrogeno

PERCHÉ LA BMW CI RINUNCIÒ VENT'ANNI FA

L'idea di far bruciare idrogeno a un motore tradizionale non è inedita. La BMW inizio la sperimentazione sin da 1979. Tra il 2006 e il 2008, la BMW stupì il mondo portando su strada la Hydrogen 7, un'ammiraglia in serie limitata dotata di un poderoso motore V12 da 6 litri bivalente (benzina/idrogeno). Nel 2009, però, la casa di Monaco decise di abbandonare definitivamente il progetto per concentrarsi sulle auto elettriche a batteria.

I motivi del fallimento erano legati ai limiti tecnologici dell'epoca. L'efficienza energetica era bassissima: alimentato a idrogeno, quel mastodontico V12 erogava appena 260 CV contro i 445 CV della versione a benzina. Inoltre, l’idrogeno - inserito nei condotti di aspirazione - tendeva ad accendersi prematuramente, causando pericolosi ritorni di fiamma. Infine, i serbatoi per l'idrogeno liquido a -253 °C erano pesanti, costosi e l'idrogeno evaporava progressivamente se l'auto restava ferma per qualche giorno.

motore toyota idrogeno 3

COSA È CAMBIATO OGGI? LA SVOLTA TECNOLOGICA

Se vent'anni fa era un vicolo cieco, perché oggi l'idrogeno nei motori termici è diventato una soluzione concreta e percorribile? La risposta sta nei passi da gigante compiuti dall'ingegneria elettronica, dai materiali e dai sistemi di alimentazione:

L’Iniezione Diretta (DI)

È la vera chiave di volta. Nei vecchi motori l'idrogeno si miscelava con l'aria prima di entrare nel cilindro. Oggi viene iniettato ad altissima pressione direttamente nella camera di combustione solo dopo che le valvole di aspirazione si sono chiuse. Questo azzera totalmente il rischio di pre-accensioni e ritorni di fiamma.

Sovralimentazione spinta

Poiché l'idrogeno è estremamente leggero e infiammabile, per ottenere una combustione efficiente e sprigionare cavalli serve moltissima aria. L'adozione di moderni turbocompressori o compressori volumetrici evoluti permette di gestire al meglio miscele molto "magre". Sviluppi recenti (come quelli di Bosch su base Maserati) hanno dimostrato che un moderno motore a idrogeno può superare i 400 CV senza perdere efficienza.

Flessibilità ed economia

A differenza delle celle a combustibile, che richiedono un idrogeno purissimo al 99,99% (molto costoso da produrre), i motori termici tollerano impurità elevate o miscele con altri gas. Inoltre, un motore a idrogeno costa circa un decimo rispetto a un sistema fuel cell, potendo sfruttare fino all’80% dei componenti meccanici, delle fonderie e delle linee di montaggio già esistenti per i motori tradizionali.

corolla idrogeno

TOYOTA GUIDA LA CARICA (ANCHE IN PISTA)

Il costruttore che sta investendo con più vigore in questa tecnologia è la Toyota, da sempre convinta sostenitrice di un approccio multi-tecnologico alla decarbonizzazione. Per accelerare lo sviluppo, la casa giapponese fa correre dal 2021 una GR Corolla (foto qui sopra) sperimentale con motore a combustione di idrogeno nella serie endurance Super Taikyu in Giappone, ottenendo prestazioni ormai equiparabili alle rivali a benzina.

La vera svolta è arrivata con la sperimentazione dell'idrogeno allo stato liquido, che garantisce un'autonomia decisamente superiore rispetto al gas compresso. Per gestire le temperature criogeniche, gli ingegneri Toyota sono persino riusciti a integrare una pompa dotata di motore superconduttore direttamente all'interno del serbatoio.

I test estremi nel motorsport servono a deliberare una tecnologia che nei prossimi anni potrebbe trovare un'applicazione ideale non solo sulle auto sportive, ma soprattutto sui veicoli commerciali pesanti e sui pick-up (come i prototipi Hilux), contesti in cui le batterie tradizionali pesano troppo e richiedono tempi di ricarica incompatibili con le esigenze di lavoro. Il futuro della mobilità potrebbe non essere esclusivamente a batteria: il caro vecchio motore a pistoni ha ancora molte cartucce da sparare.

kawasaki ocuvoid idrogeno

KAWASAKI: DAI GENERATORI AL "CAVALLO ROBOTICO"

A dimostrare la versatilità della tecnologia c'è anche la Kawasaki Heavy Industries, che sta sviluppando l'O'Cuvoid (foto qui sopra), un compatto generatore di energia da un metro quadrato alimentato da un propulsore a idrogeno. Pensato come unità di potenza portatile utilizzabile come una batteria per la mobilità o all'aperto, sfrutta un compressore volumetrico (supercharger) derivato dalle moto sportive del gruppo per ottimizzare la combustione.

Ma il progetto più futuribile è il Corleo (video qui sotto): un robot quadrupede cavalcabile, simile a un cavallo meccanico, progettato per muoversi su terreni accidentati. Spinto proprio dal motore a idrogeno dell'O'Cuvoid con l'obiettivo di arrivare sul mercato nel 2035, il Corleo mostra come l'idrogeno possa dare vita a forme di mobilità totalmente inedite.



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Ritratto di Lomax
3 luglio 2026 - 17:51
Per il ritorno d'immagine che ha l'H2 è quanto di meglio. Investi poco e tutti parlano di te. Quanto alla diffusione di massa, credo che si debba essere degli sprovveduti per non riuscire a capire i limiti relativi alla produzione di H2, per giunta senza emissione di CO2 (altro delirio collettivo). Questione chiusa in partenza, ma che ogni tanto riaffiora. Le locomotive Alstom ad H2, in Germania, sono state un flop clamoroso, con macchinisti che si rifiutavano di mettersi alla guida di locomotive che ne avevano sempre una, e Ferrovie Nord ci sta buttando soldi, invece di sistemare un parco rotabile da terzo mondo e una rete con ritardi assurdi. Questo è il modo in cui oggi, diffusamente parrebbe, si sbaglia nell'indirizzare gli investimenti. Complici le logiche perverse alla base delle varie declinazioni del PNRR e l'incompetenza di chi quei soldi, a nostre spese perché sono prestiti, li butta via, letteralmente. E lì, banalmente, non c'è nessun genere di ritorno d'immagine. Continuate, continuate che andate bene così.
Ritratto di SLAYERCROSS
4 luglio 2026 - 10:49
Lomax, anche da appassionato di ferrovie, trovo il suo commento molto interessante. I dindini sarebbe preferibile li spendessero i privati (veda Toyota), altrimenti il pnrr sarebbe più onesto declinarlo come "cccpnrr"!
Ritratto di Alexspc79
3 luglio 2026 - 18:10
14
Bravo Alvolante
Ritratto di Ennio78
3 luglio 2026 - 19:34
Finalmente si parla di soluzioni serie. L'idrogeno potrà essere distribuito alla stregua del metano. Se l'H2 prenderà piede di elettiche rimarranno solo le minicar per girare in città.
Ritratto di BobTheBear
4 luglio 2026 - 00:12
Ci sono due tre cosette che non vengono dette in quest’articolo. Primo, come lo produci l’idrogeno? Ci sono diversi modi, il più usato è ricavarlo dal metano. Processo che genera molta CO2 e miscele di idrogeno con percentuale di purezza inferiore al 99%. Poi ci sono due tecniche per produrlo dall’acqua. Una è l’elettrolisi che tramite correnti elettriche rompe il legame tra l’atomo di ossigeno e i due atomi dì idrogeno e pertanto da due molecole d’acqua si arriverebbe a produrre una molecola di ossigeno e 2 di idrogeno. Il secondo metodo arriva a rompere sempre il legame della molecola d’acqua ma facendola salire di temperatura e questo lo si fa bruciando un combustibile fossile che emette anidride carbonica, oppure qualcuno pensa di produrlo grazie al calore che produce una centrale nucleare a scissione (il rischio è avere idrogeno e ossigeno radioattivo, ovvero con uno o più neutroni di troppo). Ora scartati i metodi che producono idrogeno con produzione di CO2 e per ora mettiamo da parte quella tramite calore da centrale nucleare a scissione (che non abbiamo in Italia), rimane l’elettricità che dovrà per forza di cose essere da FER. Il punto è che l’intrinseca inefficienza di un motore termico richiederebbe il doppio se non il triplo di produzione di elettricità per produrre quell’idrogeno da usare nei motori termici rispetto a far muovere uno stesso numero di auto BEV. Altri punti sono lo stoccaggio e la distruzione dell’idrogeno, un processo molto delicato da un punto di vista di sicurezza. Comunque, notizia di oggi, il gruppo cinese Cherry si appresta a proporre le sue BEV con una garanzia a vita su batteria e gruppo propulsivo a favore del primo proprietario. Mi chiedo quanti costruttori europei, giapponesi o coreani garantirebbero a vita i motori termici alimentati a idrogeno. Con questo per dire: secondo voi una tecnologia come quella BEV che è in grado di concedere il lusso a un produttore di proporre una garanzia a vita sulla parte più delicata del prodotto come il pacco batteria, quanto ci metterà ad affermarsi come tecnologia principale in ambito automobilistico?
Ritratto di Ultimojedi
4 luglio 2026 - 20:54
E alla prima guarnizione allentata in una stazione di distribuzione, dopo il botto, i dieci stupidi che hanno preso auto a idrogeno corrono a cambiarle con auto elettriche nel frattempo giunte a 2000 km di autonomia in tre minuti.
Ritratto di BZ808
3 luglio 2026 - 22:04
Mi ha sempre affascinato! Vedremo...
Ritratto di Allami guccini
4 luglio 2026 - 00:08
C'è il problema della lubrificazione delle valvole e dei pistoni, come succede col gpl.e metano che si mangia sedi valvole e fasce raschiaolio
Ritratto di 02-0xygenerator
4 luglio 2026 - 09:16
I giapponesi le tentano tutte. Dopo aver fatto la kalzata di scartare le auto elettriche. Ora terrorizzati dal dipendere dalle batterie cinesi, cercano soluzioni alternative a nastro. Auguri. Magari qualcosa di alternativo lo trovano. I furgoni elettrici però e i camion elettrici, sono già presenti sul mercato. Vedremo. L’importante è che non ci siano emissioni nocive, esattamente come per l’elettrico.
Ritratto di Lapo3
4 luglio 2026 - 12:14
Il problema dell'irogeno é lo stoccaggio in bomboloni a 700bar. Gente: svi rendete conto !!!

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