Chi viene coinvolto in un incidente senza colpa propria ha il diritto di veder tornare la vettura nelle condizioni in cui si trovava prima del sinistro. Tuttavia, quando l'auto ha qualche anno sulle spalle, le compagnie assicurative tentano spesso di risarcire soltanto il valore di mercato del veicolo (la cosiddetta riparazione "antieconomica").
Facciamo un esempio: se il valore commerciale dell'auto è di 2.000 euro ma il preventivo del carrozziere ammonta a 4.000 euro, l'assicurazione propone di liquidare solo 2.000 euro, spingendo il proprietario a rottamare il mezzo. Ma è davvero una procedura vincolante?
A fare chiarezza è l'Ordinanza n.10686 del 20 aprile 2023 della Corte di Cassazione, che applica quanto stabilito dall'articolo 2058 del Codice Civile (Risarcimento in forma specifica). La legge prevede che il danneggiato possa pretendere la riparazione del bene anziché la somma equivalente al suo valore, a meno che questo non risulti "eccessivamente oneroso" per l'assicurazione.
I giudici della Suprema Corte hanno ribadito un principio fondamentale: il solo fatto che il costo della riparazione superi il valore commerciale dell'auto non rende di per sé la riparazione "eccessivamente onerosa". Il proprietario può infatti avere serie e apprezzabili ragioni personali e pratiche per preferire la riparazione (ad esempio la conoscenza della storia manutentiva del proprio mezzo rispetto alle incognite dell'acquisto di un usato di pari valore).
C'è tuttavia un limite invalicabile: la riparazione non deve comportare un ingiustificato arricchimento per il danneggiato.
Se su un'auto di 15 anni vengono installati ricambi meccanici o di carrozzeria nuovi di zecca, il veicolo potrebbe acquisire un valore superiore a quello precedente all'incidente. In questi casi, i periti applicano sui pezzi nuovi una decurtazione percentuale dovuta all'usura del vecchio pezzo (il cosiddetto "scarto d'uso"), che rimane a carico del proprietario dell'auto.
Nella trattativa stragiudiziale con i liquidatori si sente spesso dire che l'assicurazione "può coprire al massimo 2.000 o 3.000 euro oltre il valore dell'auto". È bene precisare che non esiste alcun limite fisso di questo tipo stabilito dalla legge o dalla Cassazione.
Si tratta unicamente di una prassi negoziale informale utilizzata dalle compagnie per trovare un accordo rapido ed evitare di finire davanti a un giudice. La valutazione reale va fatta caso per caso sulla ragionevolezza dello scarto tra costo di ripristino e valore complessivo del bene.
La richiesta di riparazione in forma specifica non può essere accolta se l'impatto ha compromesso la sicurezza del veicolo (ad esempio deformazioni strutturali gravi del telaio non ripristinabili a norma di legge). In questo caso, o se il costo della riparazione è del tutto sproporzionato ed esorbitante, si deve procedere obbligatoriamente al risarcimento per equivalente (cioè per moneta).
Se si sceglie (o si è costretti) di rottamare l'auto e incassare il risarcimento per equivalente, l'assicurazione non deve rimborsare soltanto il valore di mercato dell'auto (al netto del relitto). Il danneggiato ha diritto a ricevere anche il rimborso di tutte le spese accessorie indispensabili:
Considerando la somma di questi costi accessori, il totale del risarcimento dovuto per equivalente spesso si avvicina notevolmente al costo necessario per riparare il mezzo originale.
Attribuire l'aumento dei premi RC Auto alle sentenze che tutelano le riparazioni dei veicoli datati è fuorviante. I rincari delle polizze riscontrati negli ultimi anni sono principalmente legati all'inflazione sui costi di manodopera, al forte aumento dei prezzi dei pezzi di ricambio e all'adeguamento delle tabelle per il risarcimento dei danni fisici.























