Le accise sui carburanti tornano al centro del dibattito ogni volta che i prezzi della benzina e del diesel salgono alla pompa o quando si affronta il tema delle riforme fiscali. Ma come si compone esattamente il prezzo finale che paghiamo al distributore? Perché le tasse pesano così tanto e qual è la reale situazione dal punto di vista normativo?
Per capire esattamente cosa si paga quando si fa un pieno di benzina o diesel, occorre considerare che il prezzo al litro esposto al distributore è la somma di tre componenti principali, a loro volta suddivise in voci specifiche:
1. Prezzo Industriale (Costo della materia prima e del servizio)
- Costo del prodotto raffinato: il valore di mercato della benzina o del diesel sui mercati internazionali (indice Platts), che risente della quotazione del greggio e del cambio Euro/Dollaro.
- Costo di logistica e distribuzione: la spesa per il trasporto dai depositi primari alle stazioni di servizio e lo stoccaggio nei serbatoi.
- Margine di guadagno: i proventi destinati alla compagnia petrolifera e il margine spettante al gestore dell'impianto di carburante.
2. L'Accisa (Imposta fissa di fabbricazione)
- La quota fissa per litro stabilita per legge (0,6729 €/l per sia benzina che diesel), che viene sommata direttamente al prezzo industriale prima dell'applicazione delle imposte sul valore aggiuntivo.
3. L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto)
- L'aliquota del 22% viene calcolata sull'intero importo risultante dalla somma tra prezzo industriale e accisa (prezzo industriale + accisa x 0,22). Dunque si paga una tassa sulla tassa.
Quello che paghiamo alla pompa è quindi la risultante diretta di questo calcolo:
Prezzo finale = prezzo Industriale + accisa + IVA
PERCHÉ LA PERCENTUALE DI TASSE CAMBIA CONTINUAMENTE?
Poiché l'accisa è un importo fisso (€/litro) mentre l'IVA è una percentuale (22%), l'incidenza complessiva delle tasse sul prezzo finale non è costante, ma varia al variare del costo del greggio sui mercati internazionali:
- Se il prezzo del petrolio sale: la quota fissa dell'accisa pesa percentualmente di meno sul totale, facendo scendere l'incidenza percentuale delle tasse (anche se l'importo assoluto speso dal guidatore aumenta).
- Se il prezzo del petrolio scende: l'accisa fissa incide maggiormente in percentuale sul totale, facendo salire l'impatto percentuale delle tasse.
In linea generale, in condizioni ordinarie di mercato, la somma di Accisa e IVA costituisce mediamente tra il 52% e il 58% del prezzo finale.
LA COMPOSIZIONE ATTUALE DELLE ALICUOTE ORDINARIE
Le aliquote base attive in Italia per i principali carburanti per autotrazione sono così strutturate:
| Carburante |
Accisa fissa (€/l) |
IVA applicata |
Variazione dal 1° gennaio 2026 |
| Benzina |
0,6729 € |
22% (su Prezzo Netto + Accisa) |
In calo (parificata al ribasso rispetto ai precedenti 0,7284 €) |
| Diesel (Gasolio) |
0,6729 € |
22% (su Prezzo Netto + Accisa) |
In aumento (parificata al rialzo rispetto ai precedenti 0,6174 €) |
| GPL |
0,1470 € (al kg) |
22% (su Prezzo Netto + Accisa) |
Invariata |
LA VERITÀ SULLE "19 ACCISE STORICHE"
Sul web e sui social circola da anni la famosa tabella delle "19 accise storiche" che elenca eventi come la guerra d'Etiopia del 1935, l'alluvione di Firenze o il terremoto dell'Irpinia, ipotizzando che oggi paghiamo ancora pochi centesimi (o lire convertite) per ciascuno di essi.
Dal punto di vista giuridico e fiscale, questa ricostruzione è errata:
- Il caso della Guerra d'Etiopia (1935): l'aumento straordinario introdotto nel 1935 per finanziare le operazioni belliche in Africa Orientale fu revocato già alla fine del 1936 con un Regio Decreto Legge. Non è quindi mai confluito nel sistema tributario moderno.
- L'accorpamento unico (1995): con l'entrata in vigore del Testo Unico delle Accise (D.Lgs. n. 504 del 26 ottobre 1995), tutti i vecchi decreti e sovrapprezzi legati a singole emergenze passate sono stati soppressi e unificati in un'unica aliquota fiscale indifferenziata.
- Divento strutturale (2012-2013): la Legge di Stabilità 2013 ha definitivamente reso strutturale l'accisa come imposta generale ed erariale. Il gettito confluisce direttamente nelle casse dello Stato per coprire il bilancio pubblico generale, senza alcun vincolo di destinazione verso i fatti storici che in origine ne motivarono i singoli incrementi temporanei.
Le principali tappe storiche dei rincari dell'aliquota
Le emergenze passate hanno fornito allo Stato l'occasione per aumentare l'aliquota complessiva, ma non rappresentano più voci separate. Tra i principali interventi normativi passati che hanno fatto salire la quota fissa ricordiamo:
- 1963: Ricostruzione post-disastro del Vajont
- 1966: Alluvione di Firenze
- 1968: Terremoto del Belice
- 1976: Terremoto del Friuli
- 1980: Terremoto dell'Irpinia
- 1983: Missione di pace in Libano
- 1996: Missione ONU in Bosnia
- 2004 - 2011: Rinnovo contratti autoferrotranvieri, emergenza immigrazione libica, alluvioni Liguria/Toscana
- 2011 (Decreto Salva Italia): Riforma delle aliquote base
- 2012: Emergenza terremoti in Emilia-Romagna
RIALLINEAMENTO BENZINA-DIESEL E IL TAGLIO DELLE ACCISE
Negli ultimi anni, la gestione delle accise si è sviluppata su due fronti fondamentali:
- Il taglio temporaneo (2022-2023)
A seguito dei forti rincari dei prodotti petroliferi dovuti alla crisi energetica del 2022, il Governo è intervenuto con una riduzione temporanea di 30,5 centesimi al litro (poi rimodulata e revocata a inizio 2023), dimostrando che le accise possono essere modificate con decreti trasparenti a tutela dei consumatori.
- Il riallineamento delle aliquote
A partire dal 1° gennaio 2026 è scattato lo storico riallineamento delle accise tra benzina e diesel previsto dalla Legge di Bilancio, volto a eliminare la storica disparità fiscale tra i due carburanti. L'intervento ha ridotto l'accisa sulla benzina di 4,05 centesimi al litro e ha contestualmente aumentato quella sul gasolio del medesimo importo, parificando le aliquote base per entrambi i carburanti a 0,6729 € al litro (pari a 672,90 euro per 1.000 litri).
Questa misura, introdotta nell'ambito della progressiva eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) richiesti dall'Unione Europea, ha azzerato il vantaggio fiscale di cui il diesel beneficiava storicamente in Italia, comportando un impatto diretto sui costi di rifornimento per gli automobilisti con vetture a gasolio.
I TAGLI TEMPORANEI DA CRISI E L'ACCISA MOBILE
Per contenere le fiammate dei prezzi alla pompa scatenate dalle instabilità e dalle tensioni sui mercati petroliferi internazionali, lo Stato ha recentemente attivato interventi correttivi a breve termine sulle accise. Questi alleggerimenti fiscali d'emergenza si basano principalmente su due canali:
- L'accisa mobile: è un meccanismo che permette di riutilizzare l'extragettito IVA incassato dallo Stato (quando il prezzo del greggio supera le stime di bilancio) per ridurre la quota fissa di accisa, neutralizzando in parte gli aumenti senza pesare sui conti pubblici.
- I decreti-legge temporanei: sono provvedimenti d'urgenza a scadenza con cui il Governo dispone tagli secchi alle aliquote - come le riduzioni straordinarie applicate per calmierare i picchi estivi sul gasolio (pari a circa 17 centesimi al litro IVA inclusa) -, finanziali con risorse dedicate o anticipi fiscali del settore energetico.
Si tratta in ogni caso di ammortizzatori temporanei: una volta terminata la copertura del decreto o rientrata l'emergenza internazionale, la tassazione torna automaticamente ai valori ordinari stabiliti dalla legge.
IL CONFRONTO CON L'EUROPA
L'Italia si posiziona stabilmente ai primi posti in Europa per l'incidenza delle accise sui carburanti:
- Per quanto riguarda il diesel, l'Italia contende al Belgio il primato della pressione fiscale fissa più alta del continente.
- Per la benzina, l'Italia è seconda soltanto ai Paesi Bassi (Olanda) ed è affiancata da Paesi ad alta tassazione come la Finlandia.
I Paesi dell'Est Europa (come Ungheria, Bulgaria e Polonia) mantengono invece le aliquote minime previste dalle direttive europee, con valori decisamente più bassi sia sul gasolio sia sulla benzina.