In diversi parcheggi a pagamento si trova il cartello che indica che l’area non è custodita e, di conseguenza, la proprietà risponde di eventuali furti o danneggiamenti subiti dalle autovetture in sosta. Con questo avviso, la proprietà dichiara di non intere assumersi la responsabilità per quanto succede all’interno del parcheggio. Ma quei cartelli hanno davvero un valore legale e bastano per togliere dai guai il gestore del parcheggio? Secondo la giurisprudenza non è così e nonostante la scritta “parcheggio incustodito” il proprietario non può essere del tutto esonerato dalla responsabilità in caso di furti o danneggiamenti.
Con la sentenza 8601 del 2022, la Corte di Cassazione giudicato il caso del furto di un auto in sosta in un parcheggio privato a pagamento di un aeroporto, in cui all’entrata si avvisavano gli automobilisti che le auto in sosta non erano né controllate né custodite. Il proprietario dell’auto rubata ha comunque citato la società di gestione del parcheggio, chiedendo il risarcimento del danno. Il primo grado di giudizio del processo aveva dato ragione all’automobilista, mentre in appello la società di gestione non è stata ritenuta responsabile. Il giudizio definitivo è però arrivato dalla Cassazione, che ha ribaltato la sentenza d’Appello sostenendo che l’esclusione di responsabilità è valida solo per i parcheggi comunali o destinati a un servizio di pubblico interesse. Non si applica invece a quelli privati, come appunto quelli aeroportuali.
Seguendo la stessa logica del risarcimento di un danno avvenuto in autostrada (qui per saperne di più). Il pagamento di un biglietto d’ingresso dà inizio a un contratto di deposito tra il parcheggio e l’utente. Ciò significa che il gestore è obbligato di custodire e vigilare sull’auto e quindi, in caso di furti o danneggiamenti, può essere condannato al risarcimento nonostante il cartello che dovrebbe esonerarlo.









