Ci sono diversi tipi di auto ibrida, come spieghiamo approfonditamente qui. Le uniche in cui la capiente batteria si ricarica anche via cavo sono le plug-in. Nelle altre la corrente è fornita solo da un generatore, azionato durante i rallentamenti (“trascinato” dalle ruote”) o dal motore a benzina.
Le full hybrid hanno una batteria ad alta tensione che alimenta una (o più) unità elettriche da molte decine di cavalli; inventata dalla Toyota trent’anni fa, questa tecnologia è stata a lungo trascurata dalle case europee, che hanno puntato sulle mild hybrid (a 12 o 48 volt e con unità a corrente poco potenti) o sulle elettriche.
Ma le cose cambiano: il Gruppo Volkswagen ora presenta un suo full hybrid che sarà utilizzato in molti modelli (a differenza di quello studiato per la suv Touareg nel 2010: una 3.0 V6 da 379 CV).
Il sistema è simile a quello di alcune giapponesi, che però utilizzano un motore a benzina di grande cilindrata anziché un’unità più piccola e rinvigorita dal turbo. L’ibrido della casa tedesca arriverà su molte auto medio-grandi con motore trasversale del gruppo: parliamo di quasi 30 modelli, alcuni molto venduti anche in Italia, come la Golf.

Nel disegno qui sopra, il motore elettrico [A]; una seconda unità [B] permette di generare corrente e riavvia il 1.5. Entrambe sono alloggiate nel carter [C] sul quale è montata l’elettronica di controllo [D] . Non c’è il cambio: al suo posto, un riduttore [E] che integra una frizione per collegare il quattro cilindri direttamente alle ruote quando viene richiesto dal software.

Nel disegno qui sopra, il 1.5 [1] è davanti. La “pila” [2] da 1,6 kWh (0,64 utilizzabili) pesa 48 kg, è raffreddata a liquido ed è sotto il divano; sotto il baule il serbatoio della benzina [3] (40 litri).

Il 1.5 ha 150 CV (o 131, nella versione con 136 CV combinati). Già montato in molti modelli, il quattro cilindri con turbo a geometria variabile lavora anche col ciclo Miller: le valvole di aspirazione vengono chiuse in anticipo, per introdurre meno aria e sprecare meno energia nel pomparla. Sparisce la disattivazione automatica della metà dei cilindri, presente sui 1.5 non full hybrid.

Si marcia in elettrico col 1.5 spento fino a 55 km/h e se sono richiesti meno di 20 CV. Quando la batteria è scarica o serve più potenza, il 1.5 aziona il generatore di corrente, che alimenta il motore elettrico (funzionamento “in serie”). Oltre questa velocità, in base ai cavalli richiesti, una frizione può connettere alle ruote anteriori il quattro cilindri, che lavora da solo o affianca l’ elettrico nella spinta (“in parallelo”): cresce l’efficienza complessiva.

Due le versioni del full hybrid, diverse solo per il software della centralina e per i dati combinati: 136 CV e 288 Nm di coppia motrice o 170 CV e 310 Nm. La più potente debutta già a fine 2026 nelle Volkswagen T-Roc e Golf. Tutte le auto costruite sulla piattaforma MQB-Evo possono ospitare questa meccanica: dalla Tiguan alla Seat Leon, passando per la Cupra Formentor e le Skoda Octavia e Kodiaq. Per loro, l’arrivo è atteso nel corso del 2027.
Il sistema riprende la disposizione degli organi meccanici adottata nelle più recenti plug-in mediograndi come la Tiguan. L’idea di connettere direttamente il motore termico alle ruote per migliorare il rendimento complessivo in certe condizioni, come quando si marcia a velocità costante, non è però nuova. Fanno così anche le full hybrid della Honda (come la CR-V) e le plug-in della Mitsubishi quali la Eclipse Cross (non più in vendita in Italia) e la Outlander.









