Il motore a scoppio, o motore a combustione interna, è da oltre un secolo il protagonista indiscusso dell’automobile. A differenza dei motori elettrici, qui l’energia si ottiene bruciando una miscela di aria e carburante all’interno dei cilindri. L’esplosione, o meglio la combustione controllata, spinge il pistone verso il basso, generando un movimento in su e in giù, che l’albero motore trasforma in rotazione: è così che nasce la forza che muove le ruote.
Dentro un motore tutto è coordinato con precisione: pistoni, bielle, albero motore e valvole si muovono come un’orchestra meccanica. Le valvole regolano l’ingresso dell’aria e l’uscita dei gas, mentre la distribuzione - azionata da una cinghia o catena - sincronizza i movimenti. L’olio lubrifica ogni parte in movimento, riducendo l’attrito e garantendo la durata del motore. Il sistema di raffreddamento, allo stesso tempo, mantiene la temperatura sotto controllo grazie al liquido refrigerante che scorre attorno ai cilindri.
Il classico motore a benzina funziona secondo il ciclo Otto, in quattro fasi: aspirazione, compressione, scoppio ed espulsione. Durante l’aspirazione, il pistone scende e il cilindro si riempie di aria e benzina nebulizzata. Seguono la compressione e poi la scintilla della candela, che accende la miscela, provocando l’espansione dei gas e lo spostamento del pistone. Infine, nella fase di scarico, i gas combusti vengono espulsi per fare spazio a un nuovo ciclo. Tutto accade migliaia di volte al minuto, in perfetta sincronia, grazie a valvole, albero a camme e sistemi di iniezione sempre più sofisticati.
Nel motore diesel, invece, il principio è simile ma il metodo cambia. Qui non serve la candela: il gasolio viene iniettato in un'area fortemente compressa, tanto da diventare incandescente e provocare spontaneamente l’accensione del carburante. Il ciclo, detto di Diesel, è più efficiente dal punto di vista termodinamico e garantisce coppia elevata a bassi regimi, il che lo rende perfetto per veicoli pesanti e auto da lunga percorrenza. D’altro canto, il suo funzionamento più “ruvido” e le emissioni di particolato hanno imposto negli anni l’adozione di tecnologie come i filtri antiparticolato e l’AdBlue.