Per molti automobilisti la sigla riportata sulla confezione dell’olio motore è poco più di una sequenza di numeri e lettere: 5W-30, 0W-20, 10W-40. In realtà quei codici racchiudono informazioni fondamentali sulle caratteristiche del lubrificante e sul suo comportamento alle diverse temperature.
Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito a un cambiamento importante nelle indicazioni dei costruttori: mentre in passato erano molto diffusi oli più “spessi”, oggi sempre più motori richiedono prodotti a bassa viscosità, capaci di scorrere con maggiore facilità. Questa evoluzione non è casuale, ma è legata alla ricerca di maggiore efficienza, minori consumi e riduzione delle emissioni. Per capire il motivo di questa trasformazione, però, bisogna prima chiarire che cosa sia realmente la viscosità di un olio.
La viscosità indica la resistenza che un fluido oppone al proprio scorrimento. In parole semplici, misura quanto un olio sia più o meno “fluido”: un lubrificante molto viscoso scorre lentamente e tende a essere più denso, mentre un olio poco viscoso riesce a muoversi più rapidamente tra le parti meccaniche.
Un esempio semplice è il confronto tra acqua e miele: l’acqua ha una viscosità molto bassa e scorre immediatamente, mentre il miele, essendo più viscoso, si muove lentamente. Anche gli oli motore seguono lo stesso principio, sebbene il loro comportamento sia molto più complesso perché devono funzionare in condizioni estremamente variabili, passando dalle temperature sotto zero durante l’avviamento invernale fino agli oltre 100 gradi raggiunti all’interno del motore durante la marcia.
La viscosità di un lubrificante deve quindi trovare il giusto equilibrio: un olio troppo denso potrebbe non riuscire a raggiungere rapidamente tutte le parti del motore quando viene avviato a freddo, aumentando gli attriti e l’usura, mentre al contrario un olio troppo fluido potrebbe non garantire una sufficiente protezione quando il motore lavora ad alte temperature e sotto carico. Per questo motivo gli oli moderni sono multigrado, cioè progettati per mantenere caratteristiche adeguate sia alle basse sia alle alte temperature.
La classificazione più utilizzata per gli oli motore è quella definita dalla SAE (Society of Automotive Engineers). La sigla è composta generalmente da due valori separati dalla lettera W, che sta per Winter (inverno). Prendiamo come esempio un olio 5W-30:
Più basso è il primo numero, migliore sarà la capacità dell’olio di rimanere fluido con il freddo. Un 0W, per esempio, può circolare più rapidamente durante un avviamento invernale rispetto a un 10W. Il secondo numero, invece, non indica direttamente la qualità dell’olio, ma la sua viscosità a caldo. Un 40 è più viscoso di un 30 alla temperatura di esercizio, mentre un 20 è ancora più fluido.
| Sigla SAE | Comportamento a freddo | Viscosità a caldo | Utilizzo tipico |
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0W-20 |
Ottima fluidità alle basse temperature |
Molto fluido |
Motori moderni progettati per ridurre consumi ed emissioni |
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0W-30 |
Ottimo avviamento a freddo |
Fluido a caldo |
Numerosi motori benzina e diesel recenti |
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5W-30 |
Buona fluidità in inverno |
Equilibrato |
Una delle gradazioni più diffuse sui motori moderni |
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5W-40 |
Buona capacità a freddo |
Più viscoso a caldo |
Motori con maggiori esigenze di protezione |
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10W-40 |
Meno adatto alle basse temperature |
Abbastanza viscoso |
Motori meno recenti o con chilometraggi elevati |
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15W-40 |
Limitata fluidità a freddo |
Elevata viscosità a caldo |
Motori più datati o applicazioni specifiche |
Va ricordato che non è possibile scegliere liberamente un olio soltanto in base alla viscosità. Ogni motore viene progettato con tolleranze precise e richiede un lubrificante con determinate caratteristiche indicate dal costruttore: utilizzare un olio troppo denso o troppo fluido rispetto alle specifiche previste può compromettere il funzionamento del propulsore.
Fino a qualche decennio fa era normale trovare motori alimentati con oli come il 10W-40 o il 15W-40. Oggi, invece, molte vetture utilizzano lubrificanti come 0W-20, 0W-30 o persino 0W-16 e 0W-8. La ragione principale è una: ridurre gli attriti interni per migliorare l’efficienza del motore. All’interno di un propulsore ci sono numerosi componenti in movimento: pistoni, alberi a camme, bronzine, cuscinetti e ingranaggi devono muoversi migliaia di volte al minuto. Una parte dell’energia prodotta dalla combustione viene inevitabilmente dispersa per vincere gli attriti generati dall’olio stesso.
Un lubrificante meno viscoso oppone una minore resistenza al movimento delle parti meccaniche e questo permette al motore di lavorare con meno perdite energetiche, contribuendo a una riduzione dei consumi di carburante, anche se nell’ordine di pochi punti percentuali. Su un singolo veicolo il vantaggio può sembrare limitato, ma considerando milioni di automobili prodotte ogni anno, anche una piccola riduzione dei consumi permette ai costruttori di abbassare le emissioni medie della propria gamma e rispettare normative sempre più severe.
L’idea che un olio più denso offra sempre una maggiore protezione appartiene soprattutto al passato. Oggi la qualità di un lubrificante non dipende soltanto dalla sua viscosità, ma anche dalla composizione chimica, dagli additivi utilizzati e dalle specifiche richieste dal costruttore. Un moderno 0W-20, per esempio, può garantire una protezione superiore rispetto a un vecchio 15W-40, perché è stato sviluppato per lavorare con materiali, tolleranze e sistemi di lubrificazione completamente diversi.
La scelta dell’olio, quindi, deve sempre seguire le indicazioni riportate nel libretto di uso e manutenzione: passare autonomamente a un prodotto più viscoso pensando di proteggere meglio il motore può avere effetti contrari, aumentando gli attriti, rallentando la circolazione dell’olio e peggiorando l’efficienza del propulsore.
La tendenza dei costruttori è chiara: con l’evoluzione dei motori termici e delle normative sulle emissioni, la ricerca punta verso lubrificanti sempre più efficienti. Già oggi alcune case automobilistiche utilizzano oli 0W-16 e sono allo studio prodotti ancora più fluidi per motori progettati specificamente. La sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra riduzione degli attriti e capacità di protezione. Perché, anche se i motori moderni sono molto più efficienti rispetto al passato, il compito principale dell’olio rimane sempre lo stesso: creare una pellicola resistente tra le parti metalliche e impedire che il motore si danneggi.









