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La sicurezza delle auto cresce, ma non tutte le aziende ne sono consapevoli

Pubblicato 01 luglio 2021

Una ricerca realizzata in campo aziendale mette in evidenza l’attenzione a puntare su veicoli con dispositivi di assistenza alla guida.

La sicurezza delle auto cresce, ma non tutte le aziende ne sono consapevoli

UNA RICERCA SULLA SICUREZZA - Viaggiare in sicurezza quando ci si mette al volante è ormai diventato indispensabile per ogni casa automobilistica, che punta a raggiungere l’obiettivo tramite i dispositivi di assistenza alla guida (ADAS), presenti anche nelle vetture più piccole. Ce n’è davvero per ogni esigenza, dai sensori di parcheggio al cruise control, dalla frenata di emergenza all’avviso di cambio corsia, dall’avviso di collisione ai sensori di pioggia, giusto per fare qualche esempio. Ma per far sì che l’obiettivo possa essere effettivamente raggiunto non può essere sufficiente basarsi solo su questi accessori, pur riconoscendone la loro importanza. Il problema coinvolge anche le flotte aziendali, come evidenziato da una ricerca condotta da GR Advisory  e A.I.A.G.A. (Associazione Italiana Acquirenti e Gestori Auto Aziendali). Alla ricerca di mercato hanno preso parte più di 400 aziende, tra cui spiccano realtà importanti nella mobilità aziendale quali Continental, Volkswagen, Macnil, Program Autonoleggio e Gruppo Zucchetti.

IL RUOLO CRUCIALE DEI FLEET MANAGER - Il ruolo di gestore delle flotte aziendali è affidato a una figura cruciale come quella del fleet e mobility manager, in grado di studiare quali siano le soluzioni di mobilità più adatte per un’azienda. La persona incaricata può così analizzare quali siano le vetture più adatte sulla base del numero di chilometri che dovranno essere percorsi su base giornaliera e del tipo di strade da affrontare. 

La maggior parte dei fleet manager è ormai consapevole di come sia fondamentale puntare su veicoli che siano in grado di garantire la sicurezza degli occupanti. Addirittura il 90% degli intervistati svolge un ruolo di primo piano nella scelta, ma ci sarebbero altre figure presenti in un’azienda che dovrebbero prestare attenzione a un aspetto così cruciale. Addirittura il 70% degli ad e il 77% dei responsabili della salute e sicurezza non sembrano essere particolarmente interessati alla questione. Numeri di questo tipo non possono essere sottovalutati visto che sono ancora numerosi gli incidenti sul lavoro; di questi, il 40%, secondo i dati diffusi dall’Inail, è legato al rischio strada. 

Essere costantemente aggiornato sulle ultime novità proposte dal mercato è fondamentale per poter scegliere i sistemi di assistenza alla guida più adatti alle esigenze di spostamento di ogni impresa. L’80% si informa sui siti specializzati. Più della metà (56%) preferisce invece consultare le informazioni date dalle case automobilistiche, mentre il 31% ama prendere parte agli eventi dedicati con prove su strada (31%). 

UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE - Nonostante la questione sia cruciale per garantire il benessere dei dipendenti, sono ancora troppe le realtà che non sembrano essere particolarmente interessate alla questione. È Davide Gibellini, ceo di GR Advisory, a lanciare l’allarme: ““In tema di sicurezza sembra prevalere l’atteggiamento dilatorio delle aziende per il quale da una parte si dichiara che le risorse umane sono il bene più prezioso, ma dall’altra la sicurezza al volante viene affidata unicamente alla capacità di protezione sempre maggiore dei veicoli, senza predisporre meccanismi aziendali di controllo e, soprattutto, di formazione adeguati”. 

Ma c’è anche un altro aspetto che non può che destare preoccupazione: si fa ancora troppo poco nella prevenzione degli incidenti che possono verificarsi quando ci si mette alla guida dei mezzi aziendali. Meno del 25% delle imprese può vantare una policy globale di gruppo, mentre meno del 10% ha pubblicato una policy specifica. Solo il 14,3% ha pensato di introdurre raccomandazioni nella car policy oppure non hanno previsto alcun documento. 





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Ritratto di Check_mate
4 luglio 2021 - 15:48
Come non pensare ai corrieri che corrono all'impazzata per rientrare nel numero di consegne prefissate. Manco fossero le gare di qualificazione di F1