Sembra molto vicina la chiusura dell’accordo tra il governo e l’azienda cinese per realizzare un impianto produttivo nel nostro paese. Sul tavolo anche un possibile partecipazione statale italiana.
Sarebbero oltre 10.000 i posti di lavoro a rischio tra i dipendenti dell’azienda tedesca famosa per le sue trasmissioni automatiche, che ora vuole puntare su motori elettrici e guida autonoma.
La proposta elaborata da Unindustria mira all’istituzione di una Zes (Zona economiche speciale) di filiera e alla creazione di un centro di innovazione e ricerca. Verrà discussa nell’incontro con il Governo del prossimo 7 agosto.
Lo afferma il gruppo Stellantis in un comunicato, che chiarisce di non aver alcuna intenzione di privarsi di quello che considera “il nostro unico marchio di lusso”.
La joint venture tra Stellantis e l’azienda cinese ha imbarcato le prime vetture elettriche destinate al mercato europeo: sono una suv medio-grande e una citycar.
Rumor sempre più insistenti parlano di un possibile passaggio della Maserati dal gruppo Stellantis alla Ferrari, come dal 1997 al 2005. Ecco perché l’operazione potrebbe avere successo.
L’azienda italiana Comau, tra le principali a livello mondiale nel settore dell’automazione industriale, passa sotto il controllo del fondo di investimento One Equity Partners.
Carlos Tavares è stato chiaro sulla profittabilità delle tante case che fanno parte del gruppo Stellantis. E si è espresso anche sui rapporti con l’Italia e sui dazi nei confronti delle case cinesi.
Il milione di veicoli elettrici prodotti entro la fine del 2025 non verrà raggiunto: “colpa del mercato che non si sta sviluppando, ma ci arriveremo”, assicurano i vertici dell’azienda.
La Suzuki punta a realizzare tecnologie in grado di ridurre il consumo di energia, partendo dalla produzione e arrivando al riciclaggio, garantendo però il piacere del viaggio.
Secondo un articolo del Sole 24 Ore, il governo avrebbe intenzione di acquisire i diritti dei due marchi storici per poi cederli a un gruppo che voglia investire nella produzione in Italia.
Entro il 2030 le case automobilistiche cinesi passeranno dagli attuali 3 a 9 milioni di vetture vendute al di fuori del Paese, con una quota globale che potrebbe attestarsi del 33%.