Il nuovo proprietario della Proton potrebbe decidere di cedere il costruttore inglese di auto sportive. Possibili acquirenti non mancano, tra cui cinesi e un fondo d'investimenti.
Il gruppo torinese, a partire da settimana prossima, avvierà la produzione in India del 1.3 Multijet per conto della Suzuki. Ne saranno prodotti 100.000 l'anno per tre anni: sono destinati a modelli Suzuki venduti in India.
I collezionisti di auto storiche alzano le antenne: le oltre 120 vetture del museo Saab dovranno essere messe all’asta. È una conseguenza del fallimento della casa svedese.
Il costruttore molisano deve ancora sottoporre ad Invitalia il piano d'impresa che permetterà di avviare i lavori nello stabilimento siciliano. Intanto dal 1 gennaio i 1566 operai ex Fiat sono tutti in cassa integrazione.
Tremila dipendenti tornano al lavoro dopo quasi un mese di cassa integrazione, ma ce ne sono altri 2500 ancora a casa, in attesa di conoscere i piani del Lingotto per la fabbrica torinese.
I veicoli a batteria non sfondano tra i privati. L’obiettivo di convertire “alle pile” il 10% dei veicoli circolanti entro il 2020 dipenderà dalle imprese.
La Proton, proprietaria della casa inglese, è stata acquistata dalla DRB-Hicom, un colosso malese che produce auto e componentistica anche per altri costruttori.
Questa l’ipotesi che sta prendendo piede, dopo quella, ufficialmente smentita ma non ancora tramontata, di un accordo con la Psa Peugeot-Citroën. Nel frattempo, l’amministratore delegato Marchionne si prepara a incontrare il ministro Fornero.
Il Numero Uno della Ford ha annunciato la prossima assunzione di 15.000 persone negli Stati Uniti e in Asia, per far fronte al lancio di un gran numero di novità.
L’ipotesi è stata ventilata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne durante il Salone di Detroit. E già si fa il nome della francese Psa Peugeot-Citroën.
Prosegue a passo spedito il programma di assunzioni nello stabilimento campano di Pomigliano d’Arco. A fine gennaio-inizio febbraio, le prime consegne della Fiat Nuova Panda.
Intervistato dai media statunitensi, il manager italo-canadese spiega che “il successore arriverà dall’interno dell’azienda, ma prima c’è da completare la fusione tra Fiat e Chrysler”. Ancora da sciogliere il nodo del quartier generale del nuovo gruppo, ma l’ipotesi di “piazzarlo” a Torino pare sfumare ogni giorno di più.
Dal produttore indiano di suv alla società turca specializzata nelle energie rinnovabili, passando per due costruttori d’auto cinesi: i possibili acquirenti della casa svedese finita in fallimento si stanno facendo avanti.
Nel 2011, il mercato statunitense dell’auto è andato molto bene: le vendite sono salite di oltre il 10% rispetto al 2010. In netta crescita tutte le case americane, ma è Chrysler a fare la parte del leone: +37%.
Diventerà amministratore delegato della Clepa, associazione che raggruppa i fornitori europei dell'industria automobilistica. Lascia i due marchi francesi in un momento di difficoltà e cambiamenti per il gruppo francese.
Nel 2011 la casa inglese ha immatricolato oltre 7000 vetture, il 37% in più rispetto all’anno precedente, grazie anche al record di dicembre: più 69%. Dopo aver ridotto fortemente le perdite nei primi nove mesi, il bilancio della società dovrebbe così tornare in utile.