Il presidente USA dice che l'UE non rispetta e patti e prospetta dazi al 25% sulle auto europee: a rischio miliardi di profitti e la tenuta degli accordi commerciali.
In occasione della diffusione dei dati del primo trimestre 2026 il primo gruppo europeo ammette che l’attuale modello di business non è più sostenibile.
A tre anni dalla nascita, il marchio del gruppo Chery ha tagliato un traguardo importante, frutto di un’espansione che ha in Europa il mercato principale.
Con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i costi, il colosso tedesco limiterà la sua produzione a 9 milioni di veicoli all’anno. Taglio di 1 milione in Europa.
Dovrebbe essere una suv elettrica, gemella della B10, la prima vettura del gruppo realizzata su una piattaforma della Leapmotor. Verrà prodotta in Spagna e potrebbe arrivare nel 2028.
La revisione della strategia della Honda porta allo stop del marchio nato con la Sony: niente produzione per l’imminente berlina e la suv prevista dal 2028.
Dietro i listini competitivi c'è un modello industriale fortemente integrato. Una strategia che spiega anche il ruolo del brand all’interno di Stellantis.
Il conflitto ha spinto in alto i prezzi del petrolio e rallentato le rotte marittime: per i costruttori di auto significa costi più elevati, logistica più complessa e mercati regionali improvvisamente più incerti.
La casa giapponese ha annunciato lo stop dello sviluppo delle sue nuove vetture elettriche, causato dai mutamenti politici negli USA e dal cambiamento nelle esigenze dei clienti cinesi.
Si apre una nuova fase dopo la Renaulution: 36 nuovi modelli, elettrificazione diffusa, piattaforme avanzate e una strategia globale per competere con i costruttori cinesi.
Mentre il gruppo giapponese si conferma leader a livello mondiale, i gruppi cinesi fanno registrare i tassi di crescita più importanti, arrivando a occupare tre posizioni della top 10.